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mercoledì 20 marzo 2013

My 2 Cents on Cyprus


Innanzi tutto: "crisi" non significa nulla.
Si sono susseguite crisi economiche, strutturali, e crisi finanziarie.
Le due sono correlate e interdipendenti, ma non sono la stessa cosa.

Il debito pubblico, il deficit pubblico e la loro sostenibilità sono sotto assedio di ambedue le "crisi".
La crisi economica fa contrarre il GDP, e già di suo questo ovviamente fa aumentare il rapporto debito/GDP e deficit/GDP.
Inoltre, la crisi economica spinge i nostri stati "socialdemocratici" a sobbarcarsi spese enormi per sostenere disoccupati, famiglie impoverite e aziende bollite.
Questo è avvenuto in ogni paese europeo: dal 2008 ad oggi, tutti i paesi europei (Germania, UK e Francia incluse) hanno visto un balzo di almeno il 20% nel rapporto debito/GDP dovuto a questa combinazione di fattori.

Ovviamente, alcune nazioni sono meglio attrezzate di altre per sobbarcarsi queste spese supplementari. Chiaramente l'Italia e la Grecia che già avevano nel 2008 debiti pubblici > del 100% del GDP si sono ritrovate bollati come "poco solvibili", con tutti i problemi di rifinanziamento del caso.
Inoltre, paesi in cui il settore bancario era fuori controllo si sono ritrovati a volerlo salvare con soldi di stato: l'Irlanda ha fatto bancarotta sostanzialmente per questo motivo, si è ritrovata all'improvviso a voler ricapitalizzare banche con perdite enormi.
Lo stesso sta succedendo a Cipro, con l'aggravante che i conti pubblici di Cipro sono già in partenza meno buoni di quelli irlandesi, soprattutto per quanto riguarda il deficit pubblico.
Quindi, il disastro che stiamo osservando è dovuto ad una combinazione più fattori.
Certamente c'è stata una bolla creditizia, anzi, volendo dirla tutta, questa situazione ha avuto origine proprio da una bolla creditizia negli USA iniziata con Greenspan e scoppiata nel 2008.
Ma questo evento ha principalmente danneggiato quegli stati con conti pubblici già non-sani e con squilibri finanziari enormi (le banche cipriote muovevano soldi per un importo pari ad oltre 8 volte il GDP di Cipro fino a pochi anni fa).
Stati che hanno irresponsabilmente cercato di pigiare sul pedale dell'acceleratore (=la spesa pubblica) quando già la macchina era in riserva (=debito e deficit elevati in rapporto al GDP).
In più, alcuni stati hanno proprio cercato di accollarsi loro il peso delle perdite bancarie, salvando il sistema bancario ma al prezzo di condannare la propria nazione ad anni di austerità per poter avere i prestiti della trojka.

Queste ultime, lo faccio ben presente, sono scelte politiche: sono stati i governi a sperperare soldi pubblici nel welfare per attutire la "botta" della crisi economica (sperando così di non perdere troppi consensi).
Sono stati i governi a sperperare soldi pubblici nel salvataggio delle banche (per non perdere il voto dei correntisti).
E sono stati sempre i governi a non mettere in cantiere ieri quelle riforme (dolorose, di quelle che fanno perdere le elezioni, come capitato a Schroeder in Germania) che avrebbero consentito oggi di poter affrontare questa situazione in condizioni migliori, più vicine a quelle della Germania che non a quelle della Grecia.

Ed i governi chi li ha scelti? Il parlamento. Ed i parlamentari ce li abbiamo mandati al potere noi.
Gli errori che i governi che ci siamo scelti hanno fatto, sono stati fatti per fare contenti noi: perché continuassimo ad avere la nostra cassa integrazione straordinaria, i nostri assegni di disoccupazione, i nostri conti correnti in banche mezzo fallite.
Quindi è solo giusto che siamo noi a dover rimediare agli errori di valutazione che abbiamo fatto.
Mettendo mano al portafogli.
Come nazione in guerra, dal lato perdente della guerra, siamo collettivamente responsabili del guaio in cui ci siamo andati a cacciare.
Noi come gli spagnoli, i greci, i ciprioti.

venerdì 30 dicembre 2011

Speaking truth about default

In un mio precedente post (link) rimarcavo l'esigenza per il governo Monti di operare le misure indispensabili a salvarsi (cioé scongiurare il default) nonostante queste stesse misure possanno poi in un secondo momento risultare di ostacolo.
Per i mercati questo secondo momento è difatti già arrivato. Metabolizzata nel giro di un paio di giorni la manovra, il dito accusatore si è spostato dall'elevato debito in termini assoluti alla bassa crescita (ed a breve decrescita, del 2012, stando a tutte le previsioni) che potrebbe comunque rendere insostenibili i rapporti deficit/PIL e debito/PIL.

Quindi? Cosa se ne deve dedurre, che la manovra di Monti è già un fiasco?

In realtà no, ma per capirlo è necessario conoscere la differenza tra debito e deficit. Entrambi favoriscono l'approssimarsi della bancarotta, ma in modo differente.
In soldoni, il deficit misura quanto sono sostenibili i tuoi conti hic et nunc, il debito racchiude la storia degli errori fatti anche in precedenza. Il deficit (o il suo opposto, ovverosia l'avanzo primario) è lo squilibrio tra entrate ed uscite al netto degli interessi sul debito. Il deficit crea debito, e sul debito si pagano gli interessi, e se i tassi di interesse crescono velocemente il debito diventa insostenibile e non si riesce più a finaziarsi: bancarotta.

Già in passato ho evidenziato che la bancarotta raramente sopraggiunge per l'aver raggiunto un livello di debito esorbitante. Per dirne un paio, Argentina ed Irlanda hanno fatto bancarotta nell'ultimo decennio con debito pubblici attono al 60% del PIL. Quesllo italiano attualmente è al 120% e quello giapponese è oltre il 200% del PIL, eppure allo stato attuale né Italia né Giappone hanno fatto bancarotta.

La verità è che anche con un debito medio-basso si rischia il default se il deficit è alto: un deficit alto rende l'amministrazione pubblica sempre più dipendente dai prestiti, e questo genera sospetto sulla capacità di lungo periodo di far fronte ai propri debiti.
Praticamente tutte le nazioni che nel corso della storia hanno fatto bancarotta, la hanno fatta arrivandoci con deficit altissimi e fuori controllo.

Per questo Monti fa bene a fare tutto il possibile per ridurre il deficit, perché già facendo questo si rende più improbabile la bancarotta.
Certo, è possibile che questo non possa bastare, perché anche in presenza di avanzo primario gli interessi sul debito italiano sono tali da poter obbligare il governo a fare nuovo debito per ripagare gli interessi sul debito preesistente. E' una possibilità, non si può negare.
Ma anche in questo caso è bene abbassare il debito, anzi, forse ne è la ragione principale.

Immaginiamo per un attimo lo scenario della bancarotta tipica: abbiamo un governo che non riesce a pagare gli interessi, e che non ha soldi in cassa per mandare avanti la machina pubblica senza chiedere in prestito altri soldi; soldi però che nessuno vorrà prestare perché, se non ti riesce di pagari i tuoi debiti oggi, figurarsi domani...
Ecco, azzerando il deficit questo scenario (tipico di quasi tutte le bancarotte viste fino ad oggi) non si avvererà. Perché se l'Italia azzera il suo deficit, anche se non riuscisse più a far fronte agli interessi sul suo debito, potrà comunque andare avanti da sola senza bisogno di rifinanziarsi. Se alla fine il bilanco tra entrate ed uscite (al netto degli interessi sul debito) è in pareggio, la bancarotta significa che domattina avremo ancora la macchina pubblica in funzione anche nel caso della bancarotta.

Non solo il deficit è una delle cause primarie della bancarotta, ma è anche ciò che, in caso di bancarotta conclamata, la rende ancora peggiore di quel che potrebbe essere.
Per questo è necessario arrivare al pareggio di bilancio il prima possibile. Chi non lo capisce non solo rende più probabile il nostro default, ma lo renderà anche più doloroso.

lunedì 5 dicembre 2011

Il dilemma dell'isola deserta

Il dilemma dell'isola deserta funziona così: la vostra nave ha fatto naufragio, siete da soli su un'siola sperduta, avete dell'acqua ma non avete niente da mangiare.
State morendo di fame, e trovate infine una noce di cocco.
Ora, se vi prendeste cura della noce di cocco potreste sperare che divenga una palma e possa sfamarvi in futuro. Ma voi state morendo di fame ora, ed è improbabile che riusciate a sopravvivere quel tanto che basta per godere dei frutti della futura palma.

Quindi cosa fate? Pensate al presente e decidete di magiare la noce di cocco subito, sperando che vi dia energie quel tanto che basta perché qualcuno, da fuori, venga a salvarvi?
Oppure correte il rischio di morire di fame per rendere però più sostenibile nel lungo periodo la vostra permanenza sull'isola, nell'ipotesi che tanto nessuno verrà a cercarvi?

Bene, le polemiche attorno alla manovra finanziaria del neonato governo Monti ruotano attorno a questo dilemma ed alle scelte che comporta.

C'è chi accusa Monti di non avere visione strategica, ovverosia di lungo periodo, e di stare solo pensando a non fare affondare la barca senza badare a dove sta andando.
Questo genere di critica ha un nocciolo di verità: le misure di Monti sono cicliche, quindi, in questo caso, depressive per l'economia. Non stimoleranno la crescita economica, anzi, la penalizzeranno.
Su questo blog mi capitò mesi fa di dire che il debito pubblico non si taglia tanto (o non solo) con i tagli alla spesa, quanto con gli stimoli alla crescita.
Per cui capisco benissimo questo genere di critiche.
Ma c'è un "ma".
Quando scrivevo quelle cose, non eravamo ancora al dilemma dell'isola deserta, ovverosia non eravamo ancora sull'orlo della morte per fame.
Addebitare a Monti la scarsa propensione allo sviluppo è ingeneroso: Monti, proprio come il naufrago del dilemma, non ha alcun margine di manovra in queste condizioni. Può solo mangiare la noce di cocco, anche se questo nel lungo periodo non farà che peggiorare la sua situazione.
Ma se non lo fa, non ci sarà nessun lungo periodo.
Quando scrivevo che bisognava stimolare la crescita, il governo allora in carica (il Berlusconi IV, con Silvio all'apice della sua popolarità) aveva ampio margine di manovra per agire: se sei pieno di provviste, puoi permetterti di rinunciare ad una noce di cocco oggi per far crescere una palma domani. Berlusconi poteva, quando ha trovato un debito pubblico al 105% del PIL, puntare su riforme anticicliche che favorissero lo sviluppo. Non lo ha fatto, ha preferito sperperare soldi pubblici in ammortizzatori sociali, i quali hanno spinto il nostro debito ai livelli insostenibili di oggi e che ora semplicemente sono insostenibili.
Ha sprecato tempo quando la situazione offriva margini di pianificazione a più lunga scadenza, ed ora Monti si trova a gestire una situazione da "morte imminente" bersagliato di critiche di gente che lo accusa di non avere una visione strategica delle cose.

Chi muove queste accuse, dovrebbe capire che la strategia si fa da vivi, quando sei morto potevi essere pure un novello Napoleone, ma resti morto.

mercoledì 23 novembre 2011

Disastro


E' da molto che non scrivo sul blog. In parte per mancanza di tempo, ma soprattutto perche' l'incalzare degli eventi susseguitisi da questa estate ad ora rendono "vecchia" qualsiasi analisi.

Pero' ora credo sia giunta l'ora di fermarsi e ricapitolare.
E, dal momento che la rete nella mia fantastica universita' pubblica e' andata giu' perche' una manica di incompetenti che non sa fare un ping gestisce i nostri server ed io non posso fare il lavoro per il quale sono pagato, ho finalmente tutto il tempo di ricapitolare e, poi uploadare.

La crisi che stiamo vivendo ha cause  

  1. endogene ed 
  2. esogene, 
  3. e ci e' stata proposta una cura.


Ed io ho una tastiera americana e poca pazienza, dunque niente accenti, solo apostrofi.

Disastro, parte II: cause esogene


Cause esogene: USA & Terzo Reich

Se il punto precedente era un'autocritica da Italiano all'Italia, non va dimenticato che siamo in una montagna di merda anche per cause di cui non siamo reponsabili.
L'esplosione della bolla dei mutui sub-prime, infilati in ogni genere di titoli derivati, ha depresso l'intera economia dell'Occidente ed ha origini in primo luogo americane.
Americane sono anche le incertezze politiche sul debito USA: gli USA sono arrivati a pochi giorni dal default questa estate perche' presidente (DEM) e camera (GOP) non si stavano trovando d'accordo sull'opportunita' di creare nuovo debito per mandare avanti la macchina federale. Alla fine hanno trovato un accordo di merda: hanno deciso di creare nuovo debito ma hanno demandato le decisioni sul taglio alla spesa ad una commissione mista che ovviamente non ha trovato nessun accordo. In caso di mancato accordo, partiranno tagli orizzontali alla spesa federale che deprimeranno ancora di piu' l'economia.

Poi c'e' la causa prima di tutta questa merda: la causa si chiama "Berlino".
Da che la Germania si e' riunificata, ha deciso che l'Europa e' il suo feudo di caccia. E gli altri europei gliel'hanno lasciato credere (britannici a parte) adeguandosi supinamente alle decisioni di Berlino.
In sintesi la situazione e' piu' o meno questa: l'Italia e le altre nazioni dell'Eurozona hanno perso la propria sovranita' monetaria demandandola alla BCE. Dentro la BCE comandano i tedeschi, che hanno due obiettivi perfettamente coerenti tra loro.
Il primo e' tenere bassa l'inflazione, ovverosia alto il costo del denaro. Per motivi storici (l'inflazione galoppante mando' in pezzi la Germania di Weimar) e perche' per natura il tedesco ama la tranquillita' finanziaria (la propria, si intende) e per ottenerla e' disposto a sacrificare anche il dinamismo che per forza di cose porta alla crescita.
Il secondo e' fottere i suoi concorrenti interni nel settore manifatturiero, in primis l'Italia. Come? Inducendo la BCE a tenere alto il costo del denaro, cosi' da penalizzare quelle economie (come quella italiana) che hanno sempre fatto affidamento sulla svalutazione della propria moneta per gestire il proprio debito e guadagnare competitivita'.
La BCE ha nascosto per anni ed anni questa merda lanciando periodici appelli contro “il rischio inflazione”. Va da se' che in questi ani l'inflazione non si e' manco vistacol binocolo.

Intendiamoci, il fatto che la nostra economia abbisognasse di svalutazioni competitive era un nostro oggettivo difetto. Ma non si puo' negare che quel sistema avesse funzionato molto meglio del sistema che l'ha sostituito.
Il sistema che l'ha sostituito e' il piatto che la Germania ha servito all'Europa, ed all'Italia in modo particolare: 10 anni di crescita economica vicina allo 0% e una economia spinta verso la deindustrializzazione. Cosi' che l'unica potenza manifatturiera in questo continente resti la Germania stessa.
E' grazie a questa ricetta economica che oggi siamo vicini al baratro: la scarsa crescita ha reso insostenibile il nostro debito; inoltre, il fatto che l'Italia non abbia voce in capitolo sulla gestione della sua stessa moneta (sull'euro decide solo la Germania) rende i conti pubblici italiani ancora piu' a rischio, perche' lo stato italiano non puo' autonomamente dire alla sua banca centrale di stampare moneta per comprare titoli di stato. La Federal Reserve lo fa. La Banca d'Inghilterra lo fa. La Banca d'Italia no perche' non puo' stampare moneta. La BCE lo potrebbe fare ma i tedeschi, per le ragioni dette sopra, non hanno la minima intenzione di lasciarglielo fare.

Ricordate la bancarotta argentina? L'Argentina nel 2000 non aveva un rapporto debito/PIL sconvolgentemente alto. Di sicuro era inferiore al 60% (oggi, tanto per fare paragoni, il debito giapponese e' oltre il 200% del suo PIL, quello tedesco oltre l'80%). Il deficit era alto, ma il debito no: sarebbe stata una situazione sostenibile. Vero, ma c'era un problema: l'Argentina non poteva stampare liberamente moneta. Come mai? Perche' i politici Argentini, per combattere l'inflazione (vi ricorda nulla?) avevano pensato bene di agganciare il valore del peso argentino a quello del dollaro americano. Ed e' successo quello che e' successo: siccome la Federal Reserve ha una politica monetaria che e' funzione delle esigenze di Washington e non di quelle di Buenos Aires, il debito argentino e' diventato rapidamente non sostenibile ed il governo ha dovuto dichiarare la bancarotta e svalutare urgentemente la sua moneta ed i debiti contratti in quella valuta.
E la nostra amata BCE, secondo voi, fa gli interessi di Berlino o quelli di Roma?

Cosa ci insegna questo? Che non avere controllo sulla nostra moneta ci espone a piu' rischi di insolvenza, non a meno! Essere legati ad una "moneta forte" e' un problema se la tua economia vive di svalutazioni competitive. E' per questo, ad esempio, che gli interessi sul debito spagnolo sono oltre il 6% mentre quelli sul debito britannico sono attorno al 2%: sia Spagna che UK hanno grosso modo lo stesso rapporto debito/PIL e lo stesso rapporto deficit/PIL. Eppure gli inglesi sono considerati "meno a rischio" (e di conseguenza pagano meno interessi) perche' sono liberi di gestire la sterlina come ritengono opportuno. Gli spagnoli non sono liberi di gestire l'euro come vogliono. Ci roviamo di fronte, dunque, ad un effetto che e' stimabile in circa il 4% di interesse in piu'. Fanno 400 punti base, per chi in questi giorni ama tanto parlare di spread.
In pratica i tedeschi hanno voluto a botte piena e la moglie ubriaca, e per adesso l'hanno ottenuta perche' i governi dell'eurozona si sono fatti abbindolare da false promesse sull'euro. Prodi, tanto per dirne una, disse che con l'unione monetaria il rischio di una bancarotta italiana era scongiurato: oggi che i tassi di interesse sul debito italiano viaggiano attorno al punto di non ritorno (7%) vediamo le sue parole per la merda che sono sempre state.
Questa Europa in cui comanda la Germania ce l'ha messo nel culo per 9 anni, ma da che si e' innescata la crisi dei mutui sub-prime la situazione e' completamente degenerata.
Qualcuno dira' che se si fossero rispettati gli accordi di Maastricht questo non sarebbe accaduto.
In parte e' vero, peccato pero' che i parametri di Maastricht non li abbia rispettati nessuno. Belgio, Francia, Italia, Germania (tutti paesi fondatori della UE), Spagna e Gran Bretagna hanno tutti visto il proprio debito aumentare di almeno il 20% in rapporto al proprio PIL. Da questo punto di vista, l'Italia non e' andata peggio degli altri. Il problema e' che partiva da una situazione gia' problematica (il 100% del rapporto debito/PIL).

Disastro, parte III: la cura


La cura(?): Monti

Ci e' stato detto che il problema dell'Italia era politico. Che i fondamentali della nostra economia erano sani, ma non eravamo politicamente credibili: sarebbe bastato ambiare premier e di colpo il nostro spread sarebbe precipitato.
Sarei tentato di dire che le vicende di questi giorni abbiano smentito questa affermazione, ma in realta' non e' cosi.
Perche' non sono i fatti di questi giorni a smentire quella frase, bensi' i fatti di anni ed anni.
L'aumento dello spread BTp-Bund sarebbe stato causato da Berlusconi? Ah si'? Ed allora come mai lo spread BTp-Bund ha lo stesso fottuto identico andamento dello spread Bonos-Bund e Oat-Bund? Berlusconi e' in grado di affossare i conti pubblici spagnoli e francesi?
Mi si potra' dire che si', nel mezzo della crisi una catena non e' piu' forte del suo anello piu' debole: se l'anello debole e' Berlusconi, allora questo potrebbe essere il fattore modulante delle oscillazioni dello spread in questi giorni. Vero. Ma guardate l'andamento dello spread italiano, spagnolo e francese: questo andamento e' correlato non da ieri o da qualche mese, ma e' praticamente sovrapponibile gia a partire da 5 anni fa! E... ooops, ma 5 anni fa Berlusconi non era nemmeno premier, o mi sbaglio? Eh!
Prima della crisi economica, da leader dell'opposizione italiana, Berlusconi era gia' in grado di influenzare il giudizio dei mercati sullo status delle finanze di Parigi e Madrid?
Ovviamente no. Cosa ne consegue? Che tutto cio' che e' stato detto in questi giorni e' una pura assoluta menzogna. Sia a sinistra (come ho appena dimostrato) che a destra: i maledetti berluscones in questi giorni si sono stracciati le vesti urlando di "attentato alla democrazia" perche' Mario Monti sarebbe un leader "non eletto dal popolo". Queste sono stronzate galattiche. Ho gia' avuto modo di dire su questo blog che l'Italia e' una democrazia parlamentare, non e' il popolo a scegliere il proprio governo. Non solo: il governo e' caduto proprio quando ha perso la sua maggioranza parlamentare, maggioranza che dal dicembre 2010 ormai si reggeva su una pattuglia di venduti che cercava posti al sole. Ovviamente i posti al sole sono pochi e TUTTI i parlamentari della maggioranza erano indispensabili, che tradotto significa che tutti i parlamentari che sostenevano il governo potevano reclamare le stesse pretese su un sottosegratariato. La strategia di Berlusconi (cedere ai ricatti dei suoi parlamentari) era quindi politicamente perdente gia' nel 2010.
Nel momento in cui ti tocca dare un posto al sole ad uno Scillipoti, che e' l'ultimo arrivato, poi dovrai sorbirti le richieste di chi ti ha leccato il culo fedelmente da 18 anni e rivendica anche lui un posto al sole.
Qualche scroto ambulante ha perfino gridato al “tradimento” contro coloro che si rallegravano della caduta di Berlusconi. “Tradimento”? Non so voi merde umane a chi abbiate venduto l'anima, quel che so per certo come la morte e' che io non sono mai stato berlusconiano, ne' sono disposto a difendere Berlusconi per il solo fatto di essere premier del mio paese. Mi chiamate “traditore”? Voi siete dei mentecatti che hanno confuso la democrazia parlamentare (in cui un premier puo' essere sfiduciato e sostituito) con l'autocrazia stile Putin. Andate affanculo, gia' che ci siete, e portateci anche tutta la vostra razza bastarda.
Ricapitalondo, quindi, Berlusconi e' caduto in parlamento sotto il peso delle sue contraddizioni. Si mettano il cuore in pace i berluscones: nessuna dittatura, nessun vulnus alle regole democratiche. Siete solo voi che fate schifo come una fistola sul culo.
Berlusconi e' stato fatto fuori dallo sgretolarsi della sua maggioranza parlamentare. Il suo sostituto e' stato indicato per compiacere Berlino.
Da una parte e' un bene, perche' Berlusconi e' stato il peggior premier chi si possa immaginare. Ma e' stato sostiuito con un premier "tecnico" voluto da Berlino. La domanda che sorge quindi e': sapra' Monti fare i nostri interessi anche a scapito di quelli tedeschi?
Il problema e' che Monti, per far bene il suo lavoro, dovra' spiegare alla carissima Frau Merkel che la Germania e' cresciuta in questi 10 anni fottendoci nel culo alla grande, abusando del suo potere all'interno della BCE, senza manco usare la vaselina.
Che il nostro spread e' 400 punti base piu' alto di quando dovrebbe essere a causa della politica filo-tedesca delle istituzioni europee, BCE in primis, che ci sta esponendo ad un rischio di default superiore a quel che l'Italia meriterebbe per cause endogene.
Se gli interessi sul nostro debito oggi stanno al 7%, be', il 3% di quegli interessi e' colpa nostra (cause endogene), ma ben il 4% e' colpa non nostra (cause esogene).

E sarebbe bene che Monti spiegasse anche alla Merkel che se la Germania non coopera ed accetta che la BCE agisca come agisce la Federal Reserve negli USA (cioe' stampando moneta), allora uscire dall'eurozona resta la nostra unica opzione.
Per l'Italia sara' una scelta dolorosa, ma obbligata.
Per la Germania sara' altrettanto dolorosa (se l'Italia esce dall'Eurozona tutta questa UE filotedesca va a puttane in dieci minuti), ma la Germania ha modo di evitare questo scenario.
Anche perche' la situazione sta velocemente degenerando.

Questa estate sentivo degli pseudo-economisti imbecilli vaneggiare di un "euro a due velocita' ". Probailmente sono la stessa manica di selvaggi pompinari che profetizzavano che la caduta di Berlusconi avrebbe fatto calare lo spread BTp-Bund di 200 punti base.
Questi cazzoni, comunque, in pratica profetizzavano un super-euro per i paesi "tripla A" (Francia, Belgio, Olanda, Danimarca, Germania e Finlandia) ed un euro di serie B per noi PIIGS. Sono passati appena 3 mesi e gia' oggi in questo fantomatico "super-euro" non c'e' piu' posto per Francia e Belgio, i cui titoli di stato sono sotto pressione come lo erano i nostri qualche mese fa. Noi siamo qualche mese avanti nella marcia vestro il disastro, ma il trend di BTp ed Oat e' identico, la destinazione e' la medesima: se la Germania non interviene, la Francia ed il Belgio saranno la nuova Italia nel giro di molto poco.
Ed a quel punto voglio vedere cosa cazzo se ne fara' la Germania di un super-euro per commerciare con Danimarca e Finlandia, quando il resto dell'Europa sara' nuovamente libero di operare svalutazioni competitive a danno dei crucchi.

Disastro, parte I: cause endogene


Cause endogene: debito & parassiti

L'elevato livello di debito e la scarsa crescita economica dell'Italia. Sono due aspetti di uno stesso fenomeno, che consiste nell'elargizione di soldi pubblici senza alcun ritorno. Un ritorno che dovrebbe essere in termini di ricchezza creata, o di servizi che agevolino il compito di creera' tale ricchezza.
Attualmente le casse dello stato sono saccheggiate da un esercito di persone che percepisce soldi pubblici senza dare niente in cambio: pagati per esistere.
Non e' la prima volta che affronto questa tema, ma e' cosi' centrale per capire la merda in cui ci siamo cacciati che mi tocca ribadirlo.
A partire da un sistema dell'istruzione che non da' competenze lavorativamente spendibili qui (dove "qui" sta a significare "nel mercato del lavoro italiano"), e che quindi e' solo una inutile rimessa per le nostre casse.
Rimessa perche' costa.
Rimessa perche' induce i ragazzi a perdere tempo dietro cose che non serviranno loro.
Quando c'era l'abbondanza forse ci potevamo permettere di perdere tempo in cagate. Oggi che l'abbondanza si sta celermente spostando dall'Occidente verso lidi popolati da gente (giustamente!) piu' affamata, non ci possiamo permettere un bel cazzo di niente.
I soliti sinistrorsi hanno sempre da riempirsi la bocca con la parola "cultura": "l'istruzione pubblica deve tutelare e fornire cultura".
No ragazzi. L'istruzione pubblica deve fornire strumenti per sopravvivere.

In questi mesi, tra le svariate cose che ho fatto, ho anche partecipato ad un corso regionale per dottorandi di merda come me, in cui una psicologa discute con noi di aspirazioni/prospettive lavorative. In generale, da figlio di una psicologa, la stima che ho per la psicologia si aggira attorno allo zero.
Ciononostante, una delle prime cose che lei ha detto e' che, alla fine della fiera, bisogna fare dei compromessi con la realta' per far si' che almeno una parte delle propie aspirazioni possano concretizzarsi. Niente compromessi? Bene, allora e le aspirazioni che avete rimarranno solo nella vostra testa.

Ed ha citato se stessa come esempio: “so che qui sono ricercatrice ed in Francia ho l'abilitazione ad ordinario. Ma io ho scelto di vivere qui, ben sapendo che avrei fatto meno carriera, dunque ho accettato dei compromessi pur di restare qua, ed e' perfettamente inutile che io mi lamenti di come sarebbero le cose in un altro posto.”

Questo concetto, cosi' semplice, i comunistelli succhiacazzi del mio gruppo di studio (per lo piu' luridi fricchettoni che fanno dottorati della minchia standosene a casa a spararsi centinaia di seghe) non sono stati in grado di capirlo.
Ma e' logico: nella loro testolina, hanno stabilito a priori che "lo stato li deve sfamare perche' loro fanno cultura". Quindi, pretendono che la realta' si adatti a questa loro idea.
Questo modo di fare e' intrinsecamente "disadattivo", cosi' come e' da disadattati tutta la merda che ne consegue, ovvero lamentazoni continue e l'autocommiserazione: "questo paese non valorizza la mia cultura!".
Il trionfo del principio di realta': la realta' e' questa, puoi sforzarti di cambiarla, ma ci devi comunque vivere dentro, non puoi rifiutarla.
La sapete la cosa divertente? Mentre questa psicologa diceva che lamentarsi e' da coglioni perche' sapevamo benissimo in che tunnel di merda ci stavamo ficcando, a duecento metri da li' una banda di "indignados" accampata in una delle piazze piu' belle della mia stracazzo di citta' faceva esattamente questo: si lamentava e pretendeva che il piombo si tramutasse in oro perche' loro volevano cosi'.

Questa mentalita' di merda ha da finire se si vuole pretendere di sopravvivere. Questa mentalita' di merda nasce dal fatto che una banda di infami parassiti prima di noi ha campato a spese dello stato dando in cambio meno di Fantozzi. Ma all'epoca l'Italia poteva permettersi di mantenere quella banda di parassiti. Oggi questo non e' piu' possibile, ma i gggiovani sono comunque cresciuti con l'aspirazione di diventare a loro volta dei parassiti.
Quando non ci riescono, cosa fanno? Si “indignano”!
“Vogliamo essere delle luride zecche anche noi, dateci il reddito di cittadinanza.“
Intendiamoci, sto usando un termine forte come “parassita” per indicare una serie di comportamenti (e pretese) molto vasta, messi in atto magari anche da persone piu' che degne.
Il problema, lo ripeto, e' che anche se tu hai lavorato 40 anni spezzandoti la schiena, non puoi ergerti in difesa della tua pensione retributiva sapendo che chi verra' dopo di te avra' il 30% dell'ultima busta paga. O meglio, se pur sapendo questo lo fai, poi ti tieni questo epiteto di “parassita”.
Parassita e' chi chiede trattamenti assistenziali senza dare nulla (e questa e' la feccia del mondo), ma parassita e' anche chi chiede trattamenti assistenziali che sono diventati insostenibili in questo mondo. Oltre che, evidentemente, chi usufruisce di servizi pubblici e poi evade le tasse.
Il principio di realta' (tra cio' che e' sostenibile e cio' che non lo e') e' il discrimine tra il giusto e lo sbagliato. Piu' post-ideologico di cosi' si muore, alla faccia di chi mi accusa invece di essere liberista ideologizzato.

Dunque, mettetevi il cuore in pace, parassiti-wannabe: i parassiti si stanno estinguendo in Occidente. Il parassita ha bisogno di attaccarsi ad un ospite per succhiargli il sangue, e qua l'ospite (= la parte produttiva del paese) sta tirando le cuoia.
Certo, quancuno dei gggiovani di oggi riuscira' nel suo intento di sanguisuga. Ma saranno sempre meno, ed i criteri per riuscirci sempre piu' restrittivi. Una volta se avevi un parente professore entravi di ruolo all'universita' anche se avevi il QI di Renzo Bossi. Oggi deve essere come minimo preside di facolta', domani magari rettore: sempre meno gente riuscira' a succhiare sangue.
Per finire, ricordo che creare debito per far sopravvivere i parassiti e' due volte criminale: criminale perche' questo debito lo stiamo pagando con interessi sempre maggiori. Criminale perche' per affannarsi a pagarlo si soffoca la parte piu' produttiva del paese di tasse e vincoli fatti a creare posti per parassiti.
Debito e crescita sono legati. Non solo perche' il debito viene relativizzato alle dimensioni del PIL nazionale ("l'Italia ha un debito che e' il 120% del PIL"), ma anche perche' il debito serve a far prosperare quelle stesse persone improduttive che campano di soldi presi dalle tasche di chi lavora sul serio.

sabato 30 luglio 2011

Se la cosa più di destra si sente dire da sinistra...

In una nazione democratica i governi, espressione della volontà popolare (eletti direttamente nei sistemi presidenziali, o emanazione del parlamento nel caso dei sistemi parlamentaristi) governano tenendo a mente gli interessi del corpo elettorale.
Sulla crisi dei debiti sovrani (Grecia prima, Irlanda e Portogallo poi, ed ora anche gli USA) si fa un gran parlare di cataclismi economici, dimenticando che per ciascuna di queste nazioni la cosa migliore è fare bancarotta.

L'Unione Europea, cioè una cricca a-democratica di governi che pretendono di essere il non plus ultra della civiltà mondiale, sia riuscita a coglionare Irlanda e Grecia imponendo a questi paesi dei cosiddetti "piani di salvataggio" che significano morte certa per le loro economie. Come la UE ci sia riuscita è un mistero, ma è probabile che l'autorevolezza che la bandiera blu con le 12 stelle gialle suggerisce abbia compiuto il miracolo: i malati d'Europa hanno accettato non una medicina per salvarsi, bensì una per suicidarsi. Ovviamente in questa operazione la UE ha sputtanato tutta la propria credibilità ed ha dovuto gettare la maschera:

  • Salve belli, credevate che fossimo il governo dell'Europa Unita, eh? Invece no, siamo una holding di cui la Bundesrepublik detiene la golden share. Vi siete fatti fottere? Be', cazzi vostri.
La UE ha compiuto il miracolo anche perché se l'è giocata con nazioni deboli, da pochi milioni di abitanti e che rappresentano solo una infima percentuale del PIL europeo.
Ovviamente la UE non ha nessuna intenzione di fermarsi qui. Riesce a spingere il governo italiano sulla stessa strada con una finanziaria che non contiene il benché minimo progetto strategico per una qualsivoglia ripresa. E non è che in un paese come l'Italia ci voglia poi tanto. Basta qualche idea per tagliare le tasse, deregolamentare le attività economiche. Invece la UE ha preteso una finanziaria "lacrime & sangue" che ha scontentato sia a sinistra (per i tagli al welfare) sia a destra (per l'assenza di idee per il rilancio), pur riuscendo ad ottenere il beneplacito di entrambe le parti politiche.

La UE gode a vedere questo, si lecca i baffi: ovviamente nel giro di due settimane tutti i benefici della finanziaria sono stati già "bruciati" grazie all'aumento dello spread rispetto ai titoli di stato tedeschi (link). In pratica i soldi che lo stato ha tagliato con l'attuale finanziaria non serviranno a "tenere sotto controllo i conti pubblici" bensì a pagare interessi più alti per contrarre nuovo debito.

I mercati hanno interpretato l'attuale finanziaria non come un segno di forza, come le euromerde ci avevano detto ("vedrete, servirà ad ottenere la fiducia dei mercati"), bensì come un segno di debolezza (cosa che in effetti è), per almeno due ottime ragioni:
  1. significa che l'Italia sta svendendo il governo della sua propria economia, delegandolo poco a poco a Francoforte. Il che significa morte certa, visto che Francoforte fa gli interessi della Germania e che gli interessi della Germania sono opposti ai nostri (link). Stiamo delegando la nostra sovranità economica alla Germania, come ha fatto la Grecia un anno fa. E vedete voi come si sta bene in Grecia di questi tempi;
  2. significa tendere una mano ai mercati finanziari. Il che significa essere deboli: il capitalismo (di cui i mercati sono una delle espressioni più genuine ed al contempo brutali) teme i forti e si approfitta dei deboli, e se tendi una mano ai mercati questi si prenderanno tutto il braccio, non lasciando neppure l'osso.
A corollario di questo, ovviamente, dopo averci indotti ad una finanziaria inutile e costosa, la prima cosa che fa la banca centrale tedesca è liberarsi del nostro debito pubblico (link), così da rendere ancora più critica la nostra situazione.

Qualcuno se ne sta accorgendo, e paradossalmente da "sinistra": Romano Prodi, quello che ci ha condotti nella trappola dell'euro, sta accorgendosi che le cose non stanno andando come aveva pianificato e che questa UE non è altro che una concessionaria Volkswagen. Ci vuole un certo coraggio per dirlo, e gliene va dato atto. Ed ancora più credito merita perché tutti gli altri, da destra a sinistra, stanno belando litanie sceme riguardo i mercati.

La nuova moda, infatti, è cercare di capire se le cose vanno bene o male guardando le borse. Tutti si stanno dando a questo sport demente, ed interpretano ogni atto politico in funzione di ciò che accade al Dow Jones o al Nikkei. Ma siamo impazziti? 
Oggi ad un TG nazionale (raiset, non ricordo quale) si diceva che Obama vuole cercare l'accordo sul debito USA prima che riaprano le borse asiatiche. Stavo per scoppiare a ridere. Il nesso causa-effetto è bandito, oramai siamo al livello della cartomanzia o degli oroscopi. Già mi vedo il prossimo titolo: "la Bundesbank vende i BTP italiani perché glielo ha detto il mago Anubi".
"Obama risolleva le borse" (link): ma andate a lavorare. Credete davvero che il governo USA (sia presidente che congresso) stia lì a leccare il culo ai mercati come noi scemi italiani? Ma per favore.

Forse questo schifo sta accadendo perché è un'estate strana: non è caldo, niente servizi sulle insolazioni, sulle creme solari, sui "tormentoni estivi", niente triplici omicidi. Resta l'economia, ma si può fare dle buon giornalismo economico d'estate? Ed allora ecco l'economia che, trattata sotto l'ombrellone, si confonde con l'ultima pagina degli oroscopi.

lunedì 11 luglio 2011

Decline and fall of the American Empire

Attualmente va di moda parlare della fine degli imperi. Il solito Scalfari, ad esempio, imbastisce il solito articolo ("un regno che affonda") contro il solito Berlusconi.

Se la questione fosse solo la fine del regno berlusconiano penso che fregherebbe il giusto.
La realtà è che all'instabilità interna si accompagna l'instabilità estera. La fonte prima dell'instabilità estera sono gli Stati Uniti.
Negli Stati Uniti si sta muovendo qualcosa.

Gli Stati Uniti sono prossimi alla bancarotta.
Lo chiamano "default tecnico" ma è a tutti gli effetti una bancarotta. Anche se le cause sono diverse da quelle greche (quello greco non sarà "tecnico" come "default"), e derivano dalla volontà politica di non accrescere il debito e non da una incapacità econo,mica di rifinanziarsi, il risultato può essere il medesimo.

E come auspicavo per il caso greco (link), così auspico per quello americano. Spero veramente che i repubblicani, che hanno vinto l'anno scorso la maggioranza alla camera dei rappresentanti, abbiano le palle per portare alle estreme conseguenze il mandato che i cittadini hanno dato loro (taglio del debito e delle spese inutili).
Altrimenti gli Stati Uniti verranno strangolati come l'Europa da una morsa di welfare insostenibile (chi ha detto riforma sanitaria?) e debito estero che regala le chiavi dell'amministrazione ai creditori, in questo caso la Cina.

Gli Stati Uniti hanno dimensioni e influenza globale per "far saltare il banco". Controllano la moneta d'elezione degli scambi internazionali (non c'è fonte di energia o materia prima che non sia trattata in dollari) e sono ancora la prima economia mondiale.
Viene da chiedersi: "se non ora quando?"
Ha veramente senso aspettare altri 10-20 anni per fare bancarotta? 10-20 anni a farsi lentamente strangolare da un debito ciclopico?

La "cura Obama" prevede il taglio delle spese alla difesa. Peccato però che proprio la difesa e non il welfare state è ciò che la Costituzione Americana riconosce tra le competenze del governo federale.
Non sono i rapubblicani a causare il default, sono politiche assistenzialiste scellerate che stanno facendo chiudere bottega al governo federale. Il ciclopico piano di salvataggio da 800 miliardi di dollari voluto congiuntamente da Bush ed Obama a fine 2008 è stato un fiasco immenso: ha fatto esplodere il debito senza aver stimolato investimenti, senza aver creato ricchezza, senza aver creato posti di lavoro.
Le risorse americane sono state sperperate nel caricare nel revolver del governo federale un mega-proiettile che non è andato a segno, ed ora Obama si ritrova costantemente a dover chiedere al parlamento di lasciargli chiedere più prestiti per ricaricare il suo revolver. Ma è completamente inutile avere un revolver carico se si sbaglia a mirare.

Di questo passo tutta la politica americana tra 10-20 anni sarà gestita non a Washington da governanti liberamente eletti, ma a Pechino da un panel di dittatori. Quale che sia la nostra opinione sugli Stati Uniti, nessuno puà negare loro il ruolo di guida delle democrazie occidentali. Ruolo che certo non può essere preso da nessun altro, visto che l'unica grande democrazia in crescita (la Bundesrepublik) non ha una politica strategica di respiro continentale, figuriamoci se potrà averne una di respiro mondiale.

Se pure tutto l'Occidente è in declino, c'è modo e modo di andare all'inferno.
Dichiarare bancarotta ora è un modo per metterlo in tasca alla più grande dittatura del mondo, che non potrà fare niente se non urlare il suo disappunto per i soldi persi. L'economia americana è ancora dominante, la forza militare USA è ancora dominante, ergo gli USA possono farlo senza essere spazzati via.

Tra 10-20 anni, con gli Obama che avranno trasformato l'esercito americano nell'esercito di pulcinella, con un PIL che sarà stato ampiamente superato da quella della Cina, non potranno più farlo.
Quindi, di nuovo: "se non ora, quando?"

Guardiamo al caso greco.
La Grecia non è più uno stato sovrano. Ha perso la sua sovranità nel momento in cui ha accettato il prestito europeo, svedendola quindi a quella corporazione di governi che si chiama Unione Europea.
Ma il danno per la perdita di sovranità greca in sé e per sé è minimo.
Il danno per la perdita di sovranità americana sarebbe immenso, sia per gli americani sia per noi occidentali (e giapponesi, e taiwanesi, e coreani) che viviamo sotto lo scudo americano. Se i repubblicani metteranno il sogno americano e la Costituzione Americana davanti alle questioni di potere, le speranze di sopravvivenza del mondo libero avranno fatto un balzo in avanti.

martedì 14 giugno 2011

European nightmare

Di mestiere faccio lo scienziatino sfigato in erba e non l'economista. Dunque parlare di economia per me è rischioso perché sto andando a mettere bocca là dove so poco. Ciononostante, a differenza della maggioranza degli economisti, non credo nel voodoo ma nei rapporti di causa-effetto, possibilmente modellizzabili da una equazione differenziale, e vi dico che idea mi sono fatta della crisi del debito europea.


In primo luogo bisogna decidere di riconoscerla per ciò che è: una crisi di debito. Oggi ho sentito Mario Draghi (successore designato della divina scuola della BCE) parlare di "crisi di liquidità". Nossignore.
Una crisi di liquidità si ha quando le banche hanno paura di prestare soldi per timore di crac a valanga. Un timore dovuto alla scarsa trasparenza dei conti degli enti che richiedono il prestito.
E' chiaro che la grisi greca (ma lo stesso vale per quella irlandese e portoghese) non è una crisi di liquidità: si sa benissimo come sta messa la Grecia, ed il motivo per cui il debito greco non riesce ad essere rifinanziato tramite i normali canali del mercato non è un irrazionale panico delle banche, è la consapevolezza che la Grecia è fallita.
I "leader" europei si stanno riunendo in queste ore (mentre noi ci illudiamo di parlare di "primavera italiana" perché "Berlusconi ha perso il referendum") per decidere come uscire da questo grosso casino.
La soluzione normalmente sarebbe stata una sola: lasciare che la Grecia ristrutturasse il suo debito e tanti saluti. Ma questo non è stato fatto per due ragioni strettamente connesse.
La prima è che la Grecia è nell'€urozona. Ristrutturare il debito porterebbe di fatto la Grecia fuori dall'€urozona e probabilmente anche dalla UE, e c'è chi non vuole che questo accada, nello specifico la Germania[1]. 
La seconda è che c'è un paese (la Germania) le cui banche hanno investito in modo smodato nel debito greco, e da un anno a questa parte stanno tentando disperatamente di disfarsene. Senza troppo successo, peraltro.
Come conseguenza di queste esigenze (che, a ben vedere, sono di un solo paese, sempre la Germania [2]) la UE ha dovuto trovare decine di miliardi di euro per dare un prestito ponte alla Grecia.
Non so dire cosa sperassero i "leader" europei, un anno fa, quando è stata varata questa misura. 
Forse speravano di tamponare la situazione e blandire le agenzie di rating. O forse volevano solo dare tempo alle banche tedesche di disfarsi dei titoli greci. Una delle due.
Quale che sia il motivo ora siamo esattamente nella medesima situazione di un anno fa avendo, però nel frattempo stanziato fondi per 750 miliardi di € [3]. Davanti a questa cifra colossale si capisce che non esiste né può esistere un "piano B".
Non ci sono soldi per un "piano B" perché abbiamo investito tutto nel "piano A" che non sta dando nessuno dei frutti sperati.
La Grecia rappresenta sì e no il 2,6% del PIL dell'intera UE, eppure non riesce a rifinanziare il suo debito.
Ci sarà da vedere adesso cosa decideranno come misura in extremis: personalmente non vedo come la Grecia possa non andare in bancarotta. 
Quando questo succederà (speriamo sia il prima possibile) noi saremo cornuti e mazziati.
Cornuti perché siamo entrati nell'€uro con la promessa implicita che la moneta unica ci avrebbe messo al riparo dal crack del debito, e vediamo adesso che la UE non riesce a salvare neppure la Grecia e che anche un paese come l'Irlanda (che ha seguito alla lettera i protocolli UE sul debito) è estremamente a rischio.
Mazziati perché siamo stati coinvolti anche noi nel maxiprestito che si rivelerà inevitabilmente a fondo perduto.


Siamo dunque caduti in una trappola.
Quale trappola? Non avere risconosciuto subito la UE ed in particolare l'€urozona per quello che è.
Ovverosia un meccanismo per permettere all'economia più grande del continente (la Germania) di penalizzare tutte le economie concorrenti.
Le regole europee sono fatte su misura per penalizzare paesi produttori ed esportatori come l'Italia. I vincoli di bilancio servono a bloccare gli aiuti di stato all'economia in nome della stabilità finanaziaria, ma quest'ultima è una chiara menzogna perché da sempre i paesi falliscono non per l'eccesso di debito pubblico, bensì per l'eccesso di debito complessivo (pubblico E soprattutto privato) [4]. L'€uro serve ad impedirci di svalutare la moneta per recuperare la competitività con la Germania, in nome dell'inflazione "da tenere sotto controllo". Anche questa è una menzogna, perché tenere l'inflazione bassa non serve a nulla se al tempo stesso salari e stipendi sono fermi al palo. Una inflazione anche solo dell'1%  l'anno impoverisce lo stesso se l'economia non cresce.

Un tedesco potrebbe dirci: "fate come la Germania". Il problema è che in pochi fanno come la Germania, perché solo la Germania coi sui 88 milioni di cittadini ha le dimensioni per mettere in atto certe conomie di scala. 
E l'Est europeo? Cresce anche quello, giusto? E l'Olanda? Verissimo, anche i paesi periferici della Germania crescono. Ma solo in quanto trainati dalle esigenze produttive della Germania stessa. 
La Germania ha saputo delocalizzare di più e meglio, abbassando i costi di produzione senza condannare la Germania ad un futuro post-industriale come invece è successo al Regno Unito (che, va detto, non ha uno "spazio vitale" a sua disposizione da colonizzare; insomma, il Regno Unito non ha a disposizione una sua Polonia). 
Tanto dio cappello, per carità. Ma questa è una cosa che ormai è avvenuta e che impedisce alle altre economie grandi del continente di fare altrettanto. La nicchia ecologica è stata riempita, e non si libererà per i prossimi decenni.


Prima o poi dovremo prenderne atto anche qua in Italia e Francia e deciderci a guardare da un'altra parte (Nordafrica?) per i nostri interessi economici (e gli interessi economici sono la ragione per cui oggi esiste la UE).


L'Europa non ci verrà in soccorso, non è la soluzione dei nostri problemi, bensì è parte essa stessa del problema.
 
[1] Il motivo? Che se un paese esce dall'€urozona viene mostrato a tutti che "si può fare". Se "si può fare" a catena ne usciranno altri.
La Germania ha tutto l'interesse a tenere l'€urozona così com'è, ovverosia una zona più ampia possibile dominata dalla sua economia. 
Se la Grecia ristrutturasse il suo debito ed uscisse dalle eurocomunità, potrebbe indurre altre economie ben più grandi (es: Italia, Spagna, persino Francia) ad uscirne e svalutare le proprie monete.
La Germania a quel punto subirebbe la concorrenza di vicini europei capaci di competere con lei tramite svalutazioni della moneta.
[2] Sarebbe nell'interesse greco ristrutturare il proprio debito. La Grecia è un paese economicamente allo sbando e finché non si libererà di quella montagna di debiti (pubblici E privati) che ha sarà impossibile una sua ripresa economica. Impedire la bancarotta greca significa affossare l'economia greca fino alla fine dei tempi.
[3] Non tutti questi soldi sono a carico di noi europei, ma la gran parte sì.
[4] Lo si vede anche adesso con l'Irlanda, che è andata anch'essa nel 2010 sull'orlo del default con un debito pubblico al 60% del PIL. Roba che da noi faremmo i salti di gioia (siamo al 115% ed il Giappone si avvia al 200%).

giovedì 28 aprile 2011

Perché i precari sono sottopagati?

Per come la vedo io, il fatto che il precario sia pagato uno sputo è dovuto a due cause.

  1. La prima, è che il nostro mercato del lavoro da paese del terzo mondo non ha un gran bisogno di figure qualificate.
    Se per fare l'operatore del call centre basta la terza media, capisci che questo livella verso il basso le competenze richieste. Puoi essere Einstein, ma per quel lavoro corri il rischio di vederti fregare il posto anche da signori nessuno.
    Anche se sei Einstein, questo non è un valore aggiunto per svolgere quel lavoro.
  2. La seconda, è che chi si immette oggi nel mondo del lavoro è mediamente impreparato e demotivato.
Entrambe le cose fanno sì che chi cerca lavoro (principalmente i giovani) sia sostituibile senza troppi problemi: la precarietà e la paga misera sono una conseguenza dell'essere facilmente rimpiazzabili in ogni momento, ovvero sia dal non portare con sé alcun valore aggiunto.

Certo, lo stato può intervenire legislativamente e stabilire per legge che il precario debba essere pagato di più.
Ma è un guaio se succede: quando lo stato cerca di opporsi al mercato generalmente ottiene effetti devastanti: in questo caso ovviamente penso al lavoro nero come scappatoia alle regole dello stato.

*  *  *

La seconda questione è cosa succederà quando i soldi di mamma e papi saranno infine esauriti, sia per i singoli sia per il nostro sistema industriale.

  1. Per i singoli la naturale prosecuzione di questo stato di cose è un ridimensionamento dei propri consumi. Quanto grave non si dirlo. Qualcuno farà la fame, immagino, ma alla soglia della sopravvivenza la maggioranza della popolazione ci arriverà (certo, a meno di non voler continuare a cambiare cellulare ogni 6 mesi).
  2. Per le aziende sarà guardare ai mercati esteri, in primis a quelli dei mercati emergenti di oggi (BRICs) e di domani (Vietnam? Indonesia? Turchia?).
Io mi immagino che accada questo in assenza di nuovi fattori esterni che al momento non so come considerare.

Tra i possibili fattori esterni negativi ci può essere una crisi energetica: i paesi OPEC stanno prendendo per il culo il mondo sull'effettiva consistenza delle loro riserve petrolifere e se domani si dovesse scoprire che in realtà sono un decimo di quanto essi dichiarano saremmo nella merda nera.
Anche perché, con la crescita economica cinese, già adesso i prezzi dei beni primari stanno esplodendo.
La Cina del 2020 potrà comprare petrolio anche a 300$ il barile. L'Italia del 2020 potrà farlo?

Tra i possibili fattori esterni positivi c'è un rilancio delle attività economiche nella sponda sud del Mediterraneo.
Attualmente non si sa in che direzione stiano andando le rivolte arabe, ma se andassero verso una liberalizzazione della società e del mercato l'Italia avrebbe ovviamente una posizione favorita come hub commerciale.

sabato 9 aprile 2011

Diamanti ai porci, ovvero di come perdere la Bussola.

Ilvo Diamanti sbrocca ancora una volta nella sua rubrica "Bussole" (link) e ovviamente tutti gli altri scribacchini di Repubblica gli vanno dietro.
Sai la novità, direte voi.
Invece c'è qualche elemento che merita ancora di essere approfondito.

Dopo averci detto che i gggiovani italiani, poverini, sono tanto bravi e preparati ma non lavorano, se ne esce delle affermazioni che si possono così riassumere:
  1. Lavoro a vita = bello & giusto
  2. Lavori manuali = immigrati
  3. Finanza = merda
Soffermiamoci su ciascuno di questi.
  1. Che il lavoro a vita sia una bella cosa è vero solo per chi fa un lavoro appagante. Ora, senza tanti giri di parole, possiamo immaginare che il nostro Diamanti non sia mai stato in catena di montaggio o a lavorare la terra. Il che significa, banalmente, che è frocio col culo degli altri.
    Quanto al fatto che il lavoro a vita sia giusto, è insostenibile anche questo: un imprenditore sottoscrive un contratto di lavoro, non di matrimonio. Cazzo, ormai anche da noi il matrimonio si può rescindere, possibile che un imprenditore debba avere addirittura più responsabilità di un coniuge?
  2. Questa è una vera perla: gli immigrati fanno lavori manuali e guadagnano, i gggiovani italiani no e preferiscono rimanere disoccupati bruciando la ricchezza delle famiglie.
    Possibile che a Diamanti questo stia bene? Certo che sì. E' puro razzismo: "negro = manovale" nella testa di Diamanti. Dà per scontato che un bianco ariano italiano non possa fare un lavoro manuale. Che schifo, la camicia di Armani mi si sporca. Lasciamo che sia il negretto a sporcarsi le mani. Del resto quelli come lui hanno fatto gli schiavi per secoli, no?
  3. Qui Diamanti semplicemente dice: "non capisco il senso di questo lavoro, ergo non ha senso e chi lo fa ruba il suo stipendio".
    Peccato che quel che capisce lui sia irrilevante, e che la realtà sia tutto: in un libero mercato nessuno ti regala uno stipendio e fare "soldi con i soldi" (per citare Diamanti) è un lavoro di responsabilità [*] e come tale è pagato. Capisco la frustrazione del nostro Ilvo: "ma come, guadagna 1000 volte più di me che sto 10 ore il giorno in redazione per non fare niente! ladro! li voglio io quei soldi!". Ma la soluzione è una sola: studia e capirai perché lui guadagna 1000 volte più di te.
Ma il nostro Diamanti non è interessato ad informarsi, perché la non comprensione si accompagna ad un'altra cosa: all'invidia sociale.
L'invidia ti impedisce di informarti e capire: infatti se ci provi, sai che puoi scoprire che quello lì che fa "i soldi con i soldi" magari davvero vale nel mercato del lavoro 1000 volte più di te. E òla verità fa male, a nessuno fa piacere scoprirla o sentirsela dire.

E come lui una moltitudine di gente, compresa quella che oggi manifesta per le strade "contro la precarietà" (link), dimenticando ovviamente che lo sdoganamento dei contratti precari para-subordinati si è avuto con il primo governo Prodi.
Dimenticando ovviamente che l'alternativa alla precarietà è la disoccupazione.

Ma andiamo ad analizzare le storie che si leggono su Repubblica.
Vittorio Longhi segue Diamanti nello sbrocco ed arriva a dichiarare: "La flessibilizzazione del mercato del lavoro è uno dei fattori che più hanno contribuito alla crescita delle disuguaglianze a livello globale" (sic.) (link).
Ovviamente è una cagata ciclopica, di quelle che neanche Paviglianiti.
Le diseguaglianze globali, infatti, sono proprio quelle che si stanno riducendo [**] e questo proprio grazie alla globalizzazione che sta trainando fuori da povertà e sottosviluppo una fetta consistente di mondo.
Proprio quella globalizzazione che (giustamente) impoverisce noi sta arricchendo quelli che fino a ieri erano i morti di fame della terra. E la flessibilità che abbiamo qua in occidente è un effetto di questa globalizzazione: dal momento che noi occidentali non abbiamo il monopolio dell'intelligenza e delle competenze (lo pensa solo Ilvo Diamanti e quelli come lui, banalmente perché sono razzisti e sono rimasti al "bingo bongo"), ci stiamo trovando a dover competere con paesi emergenti che hanno un potenziale umano con intelligenze e competenze che non sono seconde alle nostre: questo significa che anche noi come singoli siamo più precari nel mercato del lavoro, perché il lavoro che facciamo noi venendo pagati 1000 lo può fare un indiano che viene pagato 100.
Pretendere uno stipendio "occidentale" oggi come oggi vuol dire chiedere uno stipendio fuori mercato, perché in India c'è uno che per quello stesso lavoro chiede un decimo di quanto pretendi tu.
Questo, a cascata, implica altre due cose:
  1. che o hai competenze che ti fanno davvero spiccare rispetto agli altri rendendoti difficilmente sostituibile con altri, incluso l'indiano che chiede un decimo rispetto a te, 
  2. oppure che devi accettare di essere precario e sostituibile in ogni momento perché è proprio questo ciò che sei, sostituibile (del resto, una azienda può legittimamente delocalizzare la sua produzione andando a trovare "materiale umano" a prezzo di mercato).
Se andiamo a vedere le testimonianze che Repubblica ci ammannisce quest'oggi (link), troviamo tutta gente che rientra nella seconda categoria.
Il netturbino con la laurea è uno che ha studiato cose che non lo rendono interessante per il mondo del lavoro. E' inutile lamentarsene, è l'effetto delle proprie scelte: ogni nostra scelta ha delle conseguenze e nonci si può lamentare di esse. Lamentarsene significa non capire come funziona il mondo e come si vive.
Andrea Brignoli della solita CGIL minaccia: "Prima o poi la rabbia dei laureati che fanno i custodi nei musei o gli addetti alle biglietterie, a esempio, scoppierà insieme a quella dello loro famiglie che hanno investito tanti soldi per dare ai figli un futuro migliore". C'è da preoccuparsi per questo arruffapopolo? No, è solo l'abbaiare alla luna di un cane pazzo.
Dietro queste minacce c'è il nulla, per almeno tre motivi: il primo è che in Italia non c'è una massa critica di giovani che possa sovvertire le cose. Noi non siamo l'Egitto, l'Algeria o la Tunisia, noi siamo in calo demografico. Chi sogna rivolte stile piazza Tahrir ha perso contatto con la realtà, come questo sbroccato della CGIL.
Il secondo motivo è che i gggiovani anziché fare la rivoluzione stanno banalmente bruciando i soldi della generazione precedente. Ci sono soldi per mantenerli a nella bambagia di Iphone e facebook ancora per decenni, passati i quali saranno troppo vecchi per cambiare le cose o impegnarsi nell'eversione [***].
La terza ragione è che anche per fare una rivolta servono competenze, altrimenti le rivolte vanno a finire male. Lo stiamo vedendo adesso in Libia, un cambio di regime non è così facile come si possa pensare. Bisogna studiare per "abbattere il sistema", non basta annunciarlo in un comizio [****]: le chiacchiere stanno a zero e le donne urlanti del "se non ora quando?" e i gggiovani precari de "il nostro tempo è adesso" sanno solo lamentarsi, gridare e nient'altro. Pessimi anche come eversivi in erba (buon per noi).

Non paga di tutta questa cacca che piove dall'alto, Repubblica sta raccogliendo "testimonianze online" di vite precarie (link). Sono tutte uguali, ve ne riassumo il template:
Laureato 110 e lode e supermaster, parlo 4 lingue tra cui l'esperanto, il sistema Italia non riesce a valorizzare le mie straordinarie competenze e faccio uno stage per cui devo pagare io. All'estero e guadagnerei milioni di €uro al mese, Italia merda, io me ne vado e col cazzo che torno, abbasso Berlusconi che è tutta colpa sua.
Domandina: ma se all'estero sei convinto che ci sia modo valorizzare le tue competenze, perché non te ne vai? Oggi chiunque può raggranellare qualche soldo e andare in Europa a cercare lavoro.
Se siete così convinti di saper competere nel mercato del lavoro di là fuori, perché non andate?
Risposta scontata: nessuno è convinto di quello che dice, lo scopo primario è lamentarsi e autoassolversi dai propri insuccessi.
Certo, se seguite quel link su riportato c'è anche qualche testimonianza di gente che è andata all'estero e ce l'ha fatta. Bene, tanto di cappello. Ma quello è semplicemente quel che va fatto se il mercato del lavoro italiano non vi piace.
Nessuno vi obbliga a vivere e morire qui. Andate pure, per sopravvivere bisogna sapersi adattare ai cambiamenti. Il problema non è chi va fuori e fa presente che fuori si sta meglio.
Il problema sono quelli che restano per lamentarsene: se la selezione ti ha infilato in un vicolo cieco, non puoi lamentarti, sei tu ad essere inadeguato al contesto[*****].
Lo credo anche io che il mercato del lavoro fuori, all'estero, sia migliore. Ma non per i motivi che credono i precari che oggi sono scesi in piazza. Il lavoro all'estero è precario come qui, ed i disoccupati di Gran Bretagna e Stati Uniti lo dimostrano.

Per finire, un commento al titolo di Repubblica: "generazione perduta".
"Ci  rubano il lavoro".
Qua non si sta assistendo alla perdita di una generazione.
Assistiamo al suo giusto ridimensionamento.
Qua non c'è nessun "furto di lavoro": per avere un lavoro bisogna saper fare qualcosa, bisogna impegnarsi per guadagnarselo.
Era il mondo di prima ad essere squilibrato, ad essere più ingiusto di quello di ora.
Certo, a noi occidentali ci è piaciuto, a noi italiani in particolare: posto a vita, pensione all'80% dell'ultima retribuzione, ricco tfr e casa di proprietà.
Aha.
E abbiamo creduto che bastasse avere questo per una generazione per trasformare tutto questo nella normalità.
Ma la normalità non è questa. La normalità è che chi nuota sopravvive, gli altri vanno a fondo.
Se c'è una generazione che non sa più nuotare (illusasi di non averne bisogno e di poter andare in panfilo come quella precedente) è solo naturale e normale che vada in pasto ai pesci.



 *                   *                   *



* La "responsabilità" è quella cosa che i giornalisti di Repubblica ovviamente non hanno (sennò non scriverebbero quello che scrivono) e che quindi non possono neppure capire. Tra l'altro, una delle ragioni per cui guardo con sospetto al welfare è che lo trovo deresponsabilizzante (lo avevo già accennato qua).
** Non lo dico io, lo dicono i dati. Qui il documento più interessante ed a seguire una tabella riassuntiva presa da wikipedia sull'aumento del reddito pro capite:
Rank  2050 Country 2050 2045 2040 2035 2030 2025 2020 2015 2010 2006 Percent growth from 2006 to 2050
1  United States 91,683 83,489 76,044 69,019 62,717 57,446 53,502 50,200 47,014 44,379 206%
2  South Korea 90,294 75,979 63,924 53,449 44,602 36,813 29,868 26,012 21,602 18,161 497%
3  United Kingdom 79,234 73,807 67,391 61,049 55,904 52,220 49,173 45,591 41,543 38,108 207%
4  Russia 78,435 65,708 54,221 43,800 34,368 26,061 19,311 13,971 9,833 6,909 1,137%
5  Canada 76,002 69,531 63,464 57,728 52,663 48,621 45,961 43,449 40,541 38,071 199%
6  France 75,253 68,252 62,136 56,562 52,327 48,429 44,811 41,332 38,380 36,045 208%
7  Germany 68,253 62,658 57,118 51,710 47,263 45,033 43,223 40,589 37,474 34,588 197%
8  Japan 66,846 60,492 55,756 52,345 49,975 46,419 42,385 38,650 36,194 34,021 196%
9  Mexico 63,149 49,393 38,255 29,417 22,694 17,685 13,979 11,176 8,972 7,918 797%
10  Italy 58,545 52,760 48,070 44,948 43,195 41,358 38,990 35,908 32,948 31,123 188%
11  Brazil 49,759 38,149 29,026 21,924 16,694 12,996 10,375 8,427 6,882 5,657 879%
12  China 49,650 39,719 30,951 23,511 17,522 12,688 8,829 5,837 3,463 2,041 2,432%
13  Turkey 45,595 34,971 26,602 20,046 15,188 11,743 9,291 7,460 6,005 5,545 822%
14  Vietnam 33,472 23,932 16,623 11,148 7,245 4,583 2,834 1,707 1,001 655 5,110%
15  Iran 32,676 26,231 20,746 15,979 12,139 9,328 7,345 5,888 4,652 3,768 867%
16  Indonesia 22,395 15,642 10,784 7,365 5,123 3,711 2,813 2,197 1,724 1,508 1,485%
17  India 20,836 14,446 9,802 6,524 4,360 2,979 2,091 1,492 1,061 817 2,550%
18  Egypt 20,500 14,025 9,443 6,287 4,287 3,080 2,352 1,880 1,531 1,281 1,600%
19  Philippines 20,388 14,260 9,815 6,678 4,635 3,372 2,591 2,075 1,688 1,312 1,553%
20  Nigeria 13,014 8,934 6,117 4,191 2,944 2,161 1,665 1,332 1,087 919 1,416%
21  Pakistan 7,066 5,183 3,775 2,744 2,035 1,568 1,260 1,050 897 778 908%
22  Bangladesh 5,235 3,767 2,698 1,917 1,384 1,027 790 627 510 427 1,225%
 Vedete da soli come stanno le cose: i paesi ricchi stanno al palo, quelli che ieri erano poveri crescono.
*** Il mito che a 40 anni arrivi una seconda giovinezza è solo un mito, infatti. A 40 anni arriva solo la disperazione per chi ha buttato i propri decenni migliori.
**** Quel che è successo in Libia è proprio questo. I ribelli hanno detto che Gheddafi è finito. La NATO e tutta la stampa occidentale hanno detto che Gheddafi è finito. Eppure Gheddafi è ancora lì: perché se non ci si impegna gli annunci sono inutili. 
***** Permane una interpretazione da "darwinismo dei poveri" per cui a sopravvivere alla selezione naturale sia il più forte. Non è affatto vero. Non è "il più forte", è il più adattabile, quello meglio inserito nell'ambiente che lo circonda. L'occhialuto nerd uscito da ingegneria meccanica con 110&lode sarà pure "il più forte" in base ai titoli accademici, ma se è asociale e poco adattabile finisce in pasto ai pesci come tutti gli altri.