lunedì 12 dicembre 2011

Dialettica

Da sinistra mi è stato fatto di recente notare che "la realtà è dialettica" (in senso hegeliano). In un certo senso è vero: la realtà è dialettica per i sinistri, perché io credere ciò permette alle loro testoline di avere maggiore libertà di azione negando via via le varie parti della realtà che non vanno loro a genio.
Se ne hanno esempi a vari livelli, dal quotidiano alla geopolitica.

L'uso che si fa da sinistra della dialettica serve generalmente a due scopi: masturbare il proprio ego e schermarsi dai propri fallimenti.


Schermarsi dai propri fallimenti

Il secondo punto è il meno interessante, ma è il più semplice e lo affronto per primo:
  1. ho fallito nella vita;
  2. ma la realtà ("il sistema") fa schifo ed è ingiusto;
  3. eureka! quindi io sono tra i falliti, ok, ma solo per colpa delle ingiustizie intriseche della società.
E' ovviamente un uso disadattivo della dialettica, perché le condizioni ambientali erano note dall'inizio. Chi vuole andare controcorrente negando quelle condizioni ambientali e poi sorprendendosi che le cose gli siano andate male è un disadattato, un poveretto che sta male e deve nascondere a se stesso le proprie frustrazioni.
Peggio ancora, è anche un ipocrita, perché se oggi vuoi essere davvero controcorrente o ti fai missionario in uganda dove aver donato tutti i tuoi beni in beneficienza. Questi qua invece cercano comunque di cavarsela giocando allo stesso gioco di tutti gli altri (ma perdendo).
Disadattati, ipocriti, e perdenti: il peggio del peggio.

La discussione originaria ruotava attorno ad un volantino degli SS (=Studenti di Sinistra) che stigmatizzava la finanziaria-Monti perché penalizzava i consumi. Al che io feci notare che da 17 anni la sinistra si scaglia contro il consumismo, associandolo a Berlusconi ed a Mediaset (che per un sinistro sono il evil incarnate, ricordiamolo): "ebbene, ora si tira la cinghia, non è quel che volevate?".
"No" - fanno loro - "perché la realtà è dialettica". "Ah!"

Stronzate ragazzi: voi siete per la società dei consumi, ma contro i consumi degli altri. Volete che tutti siano degli sfigati/snob/radical-chic come voi. Non vi piacete e invidiate i comportamenti degli altri: per risolvere la situazione, tutti devono diventare come voi.
La realtà non è dialettica, siete voi che siete ipocriti e pieni di invidia: avete dato contro alla società dei consumi per 17 anni, ed ora che sta per andare a puttane per direttissima la rimpiangete.
Il che ci porta al punto centrale...



Masturbare il proprio ego

Acclarato che il sinistro è un rancoroso pieno di invidia, egli ambisce a masturbare il suo ego.
Il sinistro non sta tanto bene con se stesso, allora deve autoesaltarsi per qualche cosa e svilire l'operato altrui.
Il sinistro è al centro del mondo, nulla lo scuote da questa convinzione, e per estensione, ogni cosa dipende dalle azioni sue o di chi gli sta attorno.

Si arriva così a delle situazioni paradossali, come si è visto di recente a Milano: a Milano il sindaco comunista ha deciso che l'inquinamento si risolve mandando a casa le macchine. Per lui, infatti, l'inquinamento è causato da scelte individuali sbagliate, e coi blocchi del traffico mira a rieducare i concittadini per far abbassare l'inquinamento.
Peccato però che l'inquinamento non cooperi affatto (link). Cosa ci dice questo? Che sull'inquinamento agiscono altri fattori che sono o non antropici, o antropici ma non riducibili. In entrambi i casi si tratta di fattori su cui Pisapia non ha alcun controllo.
Ma a Pisapia, ed ai sinistri come lui, piace convincersi di avere controllo, piace convincersi che "tutto ruota intorno a te", come nella pubblicità dei telefonini. In un certo senso, sono le prime vittime della società dei consumi, visto che sono gli unici a credere di essere, come in una pubblicità i "masters of the universe".
Il negare la realtà (o meglio, l'imbrigliarla nel ruolo di antitesi dialettica anziché di pilastro di ogni possibile ragionamento) permette loro di credere che l'universo dipenda dalle loro puerili scelte.
Potremmo dire la medesima cosa del riscaldamento globale, al riguardo del quale non sussiste alcuna ragionevole prova che le attività umane stiano cambiando la temperatura del mondo (e già cosa significhi questo non si sa, ma vabbe') in modo inusuale per i normale cicli della Terra.

Questo credersi i signori del mondo li appaga: del resto, quando uno è insoddisfatto di sé, cerca occasioni di riscatto. Loro cercano occasioni di riscatto su larga scala (città, pianeta) perché amano combattere per battaglie ideali, così ideali che sono sconnesse dalla realtà.
Ovviamente questo, inutile negarlo, è disadattivo.
Un paziente di mia madre, rinchiuso in ospedale psichiatrico criminale, uccise l'intera famiglia sventrando moglie e figli. Dopo un atto simile, uno cosa fa, si suicida? Be', lui no, non si è suicidato: ha passato il suo tempo in manicomio per elaborare una sua teoria "ecologica" in base alla quale tutta la crosta terrestre deve essere completamente "dissodata" per rinnovarla e eliminare le "tossine" dal mondo ("teoria del manto terra", la chiamava). Vedete come funziona il suo cervellino?
L'ha fatta grossa e sa di averla fatta grossa, e per continuare ad andare avanti come se nulla fosse si reinventa salvatore dell'umanità: il massimo del disadattamento.

Ovviamente i sinistri non sono così disadattati, principalmente perché non si tratta di persone che possono scendere così in basso da trucidare moglie e figli. Ma la logica che sottende i loro (s)ragionamenti è identica a quella del malato mentale rinchiuso in cella.

Anzi, per la verità è un pelino più raffinata: perché essendo al contempo mossi dall'invidia, i sinistri aggiungono un ingrediente alla loro visione delle cose. Loro ci aggiungono "il colpevole".
La possibilità di individuare comportamenti e persone da colpevolizzare (antitesi) li assolve da ogni possibile responsabilità (fungendo da catalizzatore di "sintesi" hegeliana). Così all'improvviso chi a Milano prende la macchina diventa un "colpevole", un untore, uno cui dovrebbero togliere la custodia dei figli. Essendo il popolo di sinistra costituito per lo più da studenti, pensionati e statali, cioè comunque persone con un concetto molto flessibile ed elastico della parola "orario", è chiaro che per loro un blocco del traffico è qualcosa di pienamente gestibile.
I sinistri vogliono quindi che l'autorità pubblica cambi (per le loro puerili ragioni) le regole del gioco rendendo competitivamente più svantaggiate le persone diverse da loro.


La tattica del sinistro è quindi raffinata e mira ad ottenere cose tra loro interconnesse (esaltare se stessi, criminalizzare gli altri, schermarsi dai fallimenti), ma la sua strategia resta perdente.
Perdente perché nel lungo periodo il sinistro resta un infelice. Più è infelice e più si dissocia da mondo, e più lo fa più dovrà raccontarsela grossa la prossima volta per negare la spiacevole realtà.
Il sinistro ha perso prima di cominciare la battaglia più importante, quella con se stessi.

martedì 6 dicembre 2011

Giocare d'azzardo

Obama in politica estera è un giocatore d'azzardo. Questo può fare paura ad alcuni, me incluso, perché i giocatori d'azzardo quando perdono tendono poi a rialzare la posta per rifarsi delle perdite. Ma d'altra parte, se un giocatore d'azzardo vince non si può che decantarne le lodi.

Su Obama, allo stato attuale, non me la sento di sbilanciarmi in alcuno dei due giudizi. Solo che gli piace rischiare.
Certo, rischiando ha ottenuto alcuni successi, è innegabile. Ordinando l'attacco al "compound" di Abbottabad ha fatto uccidere Bin Laden. Ha condotto con successo una guerra in Libia col minimo dispendio di forze, al punto che mesi fa su questo blog prlavo di serio rischio di sconfitta militare.
Obama si è accollato alcuni rischi ed ha vinto, indubbiamente.
D'altra parte, però, si tratta solo di vittorie tattiche e non strategiche.

E per Obama non può che essere così, poiché Obama non ha una strategia complessiva per il Medio Oriente. Non sa veramente cosa fare, come gestire quella regione nel lungo periodo, sa come gestire le singole emergenze (con una significativa eccezione di cui parlerò a breve).
Nel 2009, mai scordarlo, Obama si presentò al Cairo per tessere le lodi di leader "saggi e moderati" come Mubarak. Lo stesso Mubarak che ora è trascinato in catene in un'aula di tribunale in attesa di una probabilissima condanna a morte.
La visione d'insieme di Obama, insomma, o non c'è ho è andata completamente a puttane dopo appena due anni dal suo insediamento, il che ai fini pratici è esattamente la stessa cosa.

Allo stesso modo, vincere in Libia per il rotto della cuffia è solo una vittoria tattica: hai rovesciato Gheddafi che era la merda del mondo, ok, ma se non hai modo di insediare dopo un governo che non sia anti-occidentale è completamente inutile.
La vittoria o comunque la rivincita degli islamisti in Libia, Tunisia ed Egitto è un problema strategico e l'Occidente, di cui Obama è comunque alla guida, deve trovare una risposta strategica a questo problema. e vincere singoli confronti (anche militari, come nel caso libico) non è la risposta adeguata.

C'è poi un problema che è sia tattico che strategico, e si chiama Iran. L'Iran sta puntando ad un confronto diretta con l'unica democrazia liberale della regione (Israele) e pone quindi sia il problema di come contenere l'Iran adesso, sia di come affrontare l'Iran nel lungo periodo.
La risposta di Obama a questo problema è stata finora del tutto insufficiente: siamo davanti a rapportui dell'AIEA che mostrano come sia inequivocabile che l'Iran si stia dotando di armi atomiche, in totale disprezzo ai trattati che l'Iran stesso ha sottoscritto. C'è materiale a sufficienza per giustificare qualunque genere di intervento, nel caso limite anche di usare la bomba, visto che l'Iran minaccia un giorno sì e l'altro pure di cancellare dalla faccia della terra 3 milioni di ebrei (ed i 4 milioni di palestinesi lì attorno, visto che le armi atomiche non faranno distinzioni etniche quando pioveranno dal cielo).

Obama, cui piacce giocare d'azzardo, si trova quindi davanti ad una scelta che non è opportuno rimandare, visto che ogni giorno che passa l'Iran è sempre più vicino alla bomba atomica.

Questa totale inazione americana, tra l'altro, sta facendo venire dei dubbi alla (pessima) leadership israeliana: "ma stai a vedere che Obama in realtà vuole creare un mini-equilibrio del terrore tra Iran ed Israele proprio come quello tra Pakistan ed India?".
E' un dubbio che sta venendo a molta gente, e che da una parte chiuderebbe la questione iraniana, perlomeno a livello tattico (nessun attacco sarebbe più possibile), sacrificando però il destino dell'unica democrazia liberale della regione.
Se la scelta di Obama sarà veramente questa, c'è da sperare che arrivi presto un nuovo inquilino alla casa bianca.

lunedì 5 dicembre 2011

Il dilemma dell'isola deserta

Il dilemma dell'isola deserta funziona così: la vostra nave ha fatto naufragio, siete da soli su un'siola sperduta, avete dell'acqua ma non avete niente da mangiare.
State morendo di fame, e trovate infine una noce di cocco.
Ora, se vi prendeste cura della noce di cocco potreste sperare che divenga una palma e possa sfamarvi in futuro. Ma voi state morendo di fame ora, ed è improbabile che riusciate a sopravvivere quel tanto che basta per godere dei frutti della futura palma.

Quindi cosa fate? Pensate al presente e decidete di magiare la noce di cocco subito, sperando che vi dia energie quel tanto che basta perché qualcuno, da fuori, venga a salvarvi?
Oppure correte il rischio di morire di fame per rendere però più sostenibile nel lungo periodo la vostra permanenza sull'isola, nell'ipotesi che tanto nessuno verrà a cercarvi?

Bene, le polemiche attorno alla manovra finanziaria del neonato governo Monti ruotano attorno a questo dilemma ed alle scelte che comporta.

C'è chi accusa Monti di non avere visione strategica, ovverosia di lungo periodo, e di stare solo pensando a non fare affondare la barca senza badare a dove sta andando.
Questo genere di critica ha un nocciolo di verità: le misure di Monti sono cicliche, quindi, in questo caso, depressive per l'economia. Non stimoleranno la crescita economica, anzi, la penalizzeranno.
Su questo blog mi capitò mesi fa di dire che il debito pubblico non si taglia tanto (o non solo) con i tagli alla spesa, quanto con gli stimoli alla crescita.
Per cui capisco benissimo questo genere di critiche.
Ma c'è un "ma".
Quando scrivevo quelle cose, non eravamo ancora al dilemma dell'isola deserta, ovverosia non eravamo ancora sull'orlo della morte per fame.
Addebitare a Monti la scarsa propensione allo sviluppo è ingeneroso: Monti, proprio come il naufrago del dilemma, non ha alcun margine di manovra in queste condizioni. Può solo mangiare la noce di cocco, anche se questo nel lungo periodo non farà che peggiorare la sua situazione.
Ma se non lo fa, non ci sarà nessun lungo periodo.
Quando scrivevo che bisognava stimolare la crescita, il governo allora in carica (il Berlusconi IV, con Silvio all'apice della sua popolarità) aveva ampio margine di manovra per agire: se sei pieno di provviste, puoi permetterti di rinunciare ad una noce di cocco oggi per far crescere una palma domani. Berlusconi poteva, quando ha trovato un debito pubblico al 105% del PIL, puntare su riforme anticicliche che favorissero lo sviluppo. Non lo ha fatto, ha preferito sperperare soldi pubblici in ammortizzatori sociali, i quali hanno spinto il nostro debito ai livelli insostenibili di oggi e che ora semplicemente sono insostenibili.
Ha sprecato tempo quando la situazione offriva margini di pianificazione a più lunga scadenza, ed ora Monti si trova a gestire una situazione da "morte imminente" bersagliato di critiche di gente che lo accusa di non avere una visione strategica delle cose.

Chi muove queste accuse, dovrebbe capire che la strategia si fa da vivi, quando sei morto potevi essere pure un novello Napoleone, ma resti morto.

venerdì 25 novembre 2011

Original Sin

Dal mio ultimo post, si poteva dedurre che la Bundesrepublik fosse un paese di stolti che non vogliono assumersi le proprie responsabilità.
Il che è verissimo, è precisamente quel che penso. Del resto, stiamo parlando della medesima nazione che ha causato due guerre mondiali affossando l'Europa con una ottantina di milioni di morti è qualche trilione di metri cubi di macerie.
Ma questo è solo un aspetto del problema.

L'altro aspetto si sintetizza rispondendo a questa domanda: "ok, i crucchi saranno degli stolti col paraocchi, ma come è possibile che sia permesso loro di dettare legge?".

Per capire come sia possibile, dobbiamo tornare a quel che è il "peccato originale" di questa Europa che sta affondando.
Un "peccato originale" che fa inorridire (giustamente!) gli americani, ha fatto storcere il naso ai britannici, ma che fino ad ora è andato bene ai paesi continentali. Si tratta dell'annoso deficit di democrazia nell'Unione Europea.

Ne riassumo solo i dettagli: noi cittadini europei eleggiamo solo un parlamento che non ha potere di iniziativa legislativa (come ai tempi di Napoleone III o di Bismark), non propone il capo dell'esecutivo, può solo deliberare dei pareri non vincolanti.
Chi detiene veramente il potere è il consesso degli stati membri, che fa tutto quello che in un paese civile farebbero il parlamento ed il governo.

E' chiaro che se i rapporti di forza venissero testati in un vero parlamento, liberamente eletto, la Germania non potrebbe fare come fa adesso. Certo, è la nazione più popolata d'Europa, ma all'interno di un vero parlamento sarebbe solo la minoranza più grande. Anche Francia+Germania non basterebbero.

Invece, i veri rapporti di forza si testano tra i governi. Ed è qui che la Germania ha un potere immensamente sovradimensionato rispetto a quanto democraticamente le spetterebbe. Alla Germania sono legate quasi tutte le economie dell'Est, e con questo potenziale è in grado di mettere becco negli affari interni degli altri paesi del continente (tranne in quelli britannici, ovviamente, visto che questi ultimi hanno ben pensato di sfilarsi dall'eurozona).
Non solo: il sistema politico tedesco (cancellierato) è una versione 2.0 del parlamentarismo particolarmente stabile: se le delle elezioni locali vanno male per la CDU, la Merkel resta al suo posto. Se vanno male elezioni regionali per i DS, D'Alema si dimette.
Alla signora Merkel basta fare una puzza per mandare nella merda i governi del continente, tranne forse quello francese (dove il presidente è inamovibile, ma dove il primo ministro è generalmente il primo a "saltare" quando le cose si mettono male). Se fa due puzze il governo crolla, come è successo a Papandreu. Ed è innegabile che, sebbene Berlusconi sia caduto per lo sfaldarsi della sua maggioranza parlamentare, la Merkel abbia avuto un chiaro ruolo nella sua caduta.

Riassumendo, un aspetto a prima vista marginale per noi (l'assenza di democrazia in Europa) è quel meccanismo di sicurezza che manca e che avrebbe impedito alla Germania di mandare a puttane l'Europa per la terza volta in meno di 100 anni.

Non so se i tedeschi cambieranno idea mano a mano che il disastro si avvicina. personalmente ne dubito, i tedeschi devono toccare con mano le macerie prima di convincersi di avere fatto il passo più lungo della gamba.

mercoledì 23 novembre 2011

Disastro


E' da molto che non scrivo sul blog. In parte per mancanza di tempo, ma soprattutto perche' l'incalzare degli eventi susseguitisi da questa estate ad ora rendono "vecchia" qualsiasi analisi.

Pero' ora credo sia giunta l'ora di fermarsi e ricapitolare.
E, dal momento che la rete nella mia fantastica universita' pubblica e' andata giu' perche' una manica di incompetenti che non sa fare un ping gestisce i nostri server ed io non posso fare il lavoro per il quale sono pagato, ho finalmente tutto il tempo di ricapitolare e, poi uploadare.

La crisi che stiamo vivendo ha cause  

  1. endogene ed 
  2. esogene
  3. e ci e' stata proposta una cura.


Ed io ho una tastiera americana e poca pazienza, dunque niente accenti, solo apostrofi.

Disastro, parte II: cause esogene


Cause esogene: USA & Terzo Reich

Se il punto precedente era un'autocritica da Italiano all'Italia, non va dimenticato che siamo in una montagna di merda anche per cause di cui non siamo reponsabili.
L'esplosione della bolla dei mutui sub-prime, infilati in ogni genere di titoli derivati, ha depresso l'intera economia dell'Occidente ed ha origini in primo luogo americane.
Americane sono anche le incertezze politiche sul debito USA: gli USA sono arrivati a pochi giorni dal default questa estate perche' presidente (DEM) e camera (GOP) non si stavano trovando d'accordo sull'opportunita' di creare nuovo debito per mandare avanti la macchina federale. Alla fine hanno trovato un accordo di merda: hanno deciso di creare nuovo debito ma hanno demandato le decisioni sul taglio alla spesa ad una commissione mista che ovviamente non ha trovato nessun accordo. In caso di mancato accordo, partiranno tagli orizzontali alla spesa federale che deprimeranno ancora di piu' l'economia.

Poi c'e' la causa prima di tutta questa merda: la causa si chiama "Berlino".
Da che la Germania si e' riunificata, ha deciso che l'Europa e' il suo feudo di caccia. E gli altri europei gliel'hanno lasciato credere (britannici a parte) adeguandosi supinamente alle decisioni di Berlino.
In sintesi la situazione e' piu' o meno questa: l'Italia e le altre nazioni dell'Eurozona hanno perso la propria sovranita' monetaria demandandola alla BCE. Dentro la BCE comandano i tedeschi, che hanno due obiettivi perfettamente coerenti tra loro.
Il primo e' tenere bassa l'inflazione, ovverosia alto il costo del denaro. Per motivi storici (l'inflazione galoppante mando' in pezzi la Germania di Weimar) e perche' per natura il tedesco ama la tranquillita' finanziaria (la propria, si intende) e per ottenerla e' disposto a sacrificare anche il dinamismo che per forza di cose porta alla crescita.
Il secondo e' fottere i suoi concorrenti interni nel settore manifatturiero, in primis l'Italia. Come? Inducendo la BCE a tenere alto il costo del denaro, cosi' da penalizzare quelle economie (come quella italiana) che hanno sempre fatto affidamento sulla svalutazione della propria moneta per gestire il proprio debito e guadagnare competitivita'.
La BCE ha nascosto per anni ed anni questa merda lanciando periodici appelli contro “il rischio inflazione”. Va da se' che in questi ani l'inflazione non si e' manco vistacol binocolo.

Intendiamoci, il fatto che la nostra economia abbisognasse di svalutazioni competitive era un nostro oggettivo difetto. Ma non si puo' negare che quel sistema avesse funzionato molto meglio del sistema che l'ha sostituito.
Il sistema che l'ha sostituito e' il piatto che la Germania ha servito all'Europa, ed all'Italia in modo particolare: 10 anni di crescita economica vicina allo 0% e una economia spinta verso la deindustrializzazione. Cosi' che l'unica potenza manifatturiera in questo continente resti la Germania stessa.
E' grazie a questa ricetta economica che oggi siamo vicini al baratro: la scarsa crescita ha reso insostenibile il nostro debito; inoltre, il fatto che l'Italia non abbia voce in capitolo sulla gestione della sua stessa moneta (sull'euro decide solo la Germania) rende i conti pubblici italiani ancora piu' a rischio, perche' lo stato italiano non puo' autonomamente dire alla sua banca centrale di stampare moneta per comprare titoli di stato. La Federal Reserve lo fa. La Banca d'Inghilterra lo fa. La Banca d'Italia no perche' non puo' stampare moneta. La BCE lo potrebbe fare ma i tedeschi, per le ragioni dette sopra, non hanno la minima intenzione di lasciarglielo fare.

Ricordate la bancarotta argentina? L'Argentina nel 2000 non aveva un rapporto debito/PIL sconvolgentemente alto. Di sicuro era inferiore al 60% (oggi, tanto per fare paragoni, il debito giapponese e' oltre il 200% del suo PIL, quello tedesco oltre l'80%). Il deficit era alto, ma il debito no: sarebbe stata una situazione sostenibile. Vero, ma c'era un problema: l'Argentina non poteva stampare liberamente moneta. Come mai? Perche' i politici Argentini, per combattere l'inflazione (vi ricorda nulla?) avevano pensato bene di agganciare il valore del peso argentino a quello del dollaro americano. Ed e' successo quello che e' successo: siccome la Federal Reserve ha una politica monetaria che e' funzione delle esigenze di Washington e non di quelle di Buenos Aires, il debito argentino e' diventato rapidamente non sostenibile ed il governo ha dovuto dichiarare la bancarotta e svalutare urgentemente la sua moneta ed i debiti contratti in quella valuta.
E la nostra amata BCE, secondo voi, fa gli interessi di Berlino o quelli di Roma?

Cosa ci insegna questo? Che non avere controllo sulla nostra moneta ci espone a piu' rischi di insolvenza, non a meno! Essere legati ad una "moneta forte" e' un problema se la tua economia vive di svalutazioni competitive. E' per questo, ad esempio, che gli interessi sul debito spagnolo sono oltre il 6% mentre quelli sul debito britannico sono attorno al 2%: sia Spagna che UK hanno grosso modo lo stesso rapporto debito/PIL e lo stesso rapporto deficit/PIL. Eppure gli inglesi sono considerati "meno a rischio" (e di conseguenza pagano meno interessi) perche' sono liberi di gestire la sterlina come ritengono opportuno. Gli spagnoli non sono liberi di gestire l'euro come vogliono. Ci roviamo di fronte, dunque, ad un effetto che e' stimabile in circa il 4% di interesse in piu'. Fanno 400 punti base, per chi in questi giorni ama tanto parlare di spread.
In pratica i tedeschi hanno voluto a botte piena e la moglie ubriaca, e per adesso l'hanno ottenuta perche' i governi dell'eurozona si sono fatti abbindolare da false promesse sull'euro. Prodi, tanto per dirne una, disse che con l'unione monetaria il rischio di una bancarotta italiana era scongiurato: oggi che i tassi di interesse sul debito italiano viaggiano attorno al punto di non ritorno (7%) vediamo le sue parole per la merda che sono sempre state.
Questa Europa in cui comanda la Germania ce l'ha messo nel culo per 9 anni, ma da che si e' innescata la crisi dei mutui sub-prime la situazione e' completamente degenerata.
Qualcuno dira' che se si fossero rispettati gli accordi di Maastricht questo non sarebbe accaduto.
In parte e' vero, peccato pero' che i parametri di Maastricht non li abbia rispettati nessuno. Belgio, Francia, Italia, Germania (tutti paesi fondatori della UE), Spagna e Gran Bretagna hanno tutti visto il proprio debito aumentare di almeno il 20% in rapporto al proprio PIL. Da questo punto di vista, l'Italia non e' andata peggio degli altri. Il problema e' che partiva da una situazione gia' problematica (il 100% del rapporto debito/PIL).