La cosa piu spiacevole della lista "fasciocomunista", a parte il nome davvero infelice, e' che mi sembra che abbia trovato come elemento unificante l'antiberlusconismo.
Per me, che credo che destra e sinistra debbano collaborare per superare questa fase politica dominata da Berlusconi, e' il modo migliore per prendere il peggio di entrambi gli schieramenti.
20 anni di Berlusconi ci dovrebbero avere insegnato una cosa: non si batte Berlusconi con l'antiberlusconismo.
Non solo perche' e' minoritario nel paese.
Non solo perche' l'antiberlusconismo e' un collante che puo' saltuariamente far vincere le elezioni ma non serve a governare.
Non solo per questo.
Anche perche' costruire tutta una politica contro Berlusconi significa continuare a dare a Berlusconi l' "iniziativa strategica" su tutto.
E' anni che Berlusconi a giorni alterni dice una bestialita' (giudici subumani, sinistri coglioni, atei froci e via cosi') e i Fassino o i Bersani gli fanno da controcanto. Il risultato e' che quel che dice Berlusconi si amplifica anziche' essere derubricato per quello che e': una sparata vuota di un leader politico che non ha nulla da dire agli italiani.
Se Berlusconi monopolizza il dibattito politico e' anche perche' gli antiberlusconiani, dandogli corda, danno importanza a quello che dice.
Berlusconi si demolisce coi fatti, non replicando in Tv alle sue esternazioni.
E quando c'era da mettere in campo i fatti non ho visto nulla: una legge sul conflitto di interessi, sul monopolio dell'informazione, una legge elettorale decente... nulla di nulla.
Solo le battutine dei Bersani e dei Di Pietro.
sabato 23 aprile 2011
venerdì 15 aprile 2011
Holographic principle
Volevo scrivere delle parole di Asor Rosa sul Manifesto (link), in cui si invocava il colpo di stato contro Berlusconi.
Ma Stefano Menichini su Il Post mi ha battuto sul tempo ed ha detto tutto quel che andava detto sulla questione (link).
Be', oddio, quasi tutto quello che andava detto.
Quel che manca è una analisi delle prospettive future: dove può andare una sinistra che inneggia al golpe e considera umanamente inferiore la parte avversa?
Dove può andare una destra che per 17 anni è stata monopolizzata da un uomo intento solo a fare i propri comodi?
E tutti gli altri, che non si identificano in nessuna delle due parti, come possono proporre qualcosa di nuovo in un sistema politico che è ingessato e sorretto da complicità ed amicizie spesso oltre la sfera della legalità?
Qual è il futuro che ci attende, e cosa dovremmo fare per evitarlo?
Ma Stefano Menichini su Il Post mi ha battuto sul tempo ed ha detto tutto quel che andava detto sulla questione (link).
Be', oddio, quasi tutto quello che andava detto.
Quel che manca è una analisi delle prospettive future: dove può andare una sinistra che inneggia al golpe e considera umanamente inferiore la parte avversa?
Dove può andare una destra che per 17 anni è stata monopolizzata da un uomo intento solo a fare i propri comodi?
E tutti gli altri, che non si identificano in nessuna delle due parti, come possono proporre qualcosa di nuovo in un sistema politico che è ingessato e sorretto da complicità ed amicizie spesso oltre la sfera della legalità?
Qual è il futuro che ci attende, e cosa dovremmo fare per evitarlo?
domenica 10 aprile 2011
Abbattiamo la casta!
Ma anche no.
In Italia ci sono degli sprechi con cui si arricchiscono pochi privilegiati. La "casta".
Può essere il consigliere comunale che sistema il nipote in ufficio, il geometra del catasto che prende tangenti o il barone universitario che trucca i concorsi. Ci siamo capiti.
Ora, per diversi anni abbiamo creduto che la "casta" fosse il problema.
Se eliminiamo la "casta" - abbiamo pensato da sinistra - poi tutto si risolve e troviamo i fondi per ripartire come una volta.
Il problema è che questo non è vero, e per diverse ragioni.
La prima ragione è che dentro la casta ci stanno tutti.
Il che significa che la casta è politicamente imbattibile, perché comprende l'intero spettro politico italiano.
In questo senso Grillo ha capito che "da dentro" la casta non possono nascere le forze che la abbatteranno, ma quel che Grillo non ha capito (o fa finta di non capire) è che questo non è possibile neppure da fuori. Quelli che una volta erano di Potere Operaio e volevano abbattere "il sistema" ora sono professori ordinari negli atenei italiani, non so se rendo l'idea. Quelli di Potere Operaio tiravano pietre e molotov e si prendevano le manganellate della polizia, fanno sembrare i "grillini" di adesso dei frocetti da web 2.0
La seconda ragione, è che il mondo è cambiato ed eliminare la casta non basterebbe più.
Come faccio a dirlo? Semplice, l'Italia è dentro un declino che comprende tutto l'Occidente. Noi stiamo messi peggio degli altri per via della "casta", del nepotismo, della mafia, della corruzione ecc ecc.
Ma i nostri vicini europei che pure non hanno questo fardello stanno nella merda quasi quanto noi.
Chi vuole abbattere la casta al fine di tornare ai livelli di ricchezza diffusa nella fine degli anni '90 sta compiendo un grave errore di valutazione e non osserva cosa succede fuori da questa striminzita penisola.
L'unica cosa che, paradossalmente, può abbattere la casta sono i tagli alla spesa pubblica.
La casta dei baroni universitari tra 10 anni sarà molto meno potente di ora perché sarà stata sterminata dai tagli.
La bestia non si affronta da dentro o sfruttando altre bestie. La bestia si deve affamare.
In Italia ci sono degli sprechi con cui si arricchiscono pochi privilegiati. La "casta".
Può essere il consigliere comunale che sistema il nipote in ufficio, il geometra del catasto che prende tangenti o il barone universitario che trucca i concorsi. Ci siamo capiti.
Ora, per diversi anni abbiamo creduto che la "casta" fosse il problema.
Se eliminiamo la "casta" - abbiamo pensato da sinistra - poi tutto si risolve e troviamo i fondi per ripartire come una volta.
Il problema è che questo non è vero, e per diverse ragioni.
La prima ragione è che dentro la casta ci stanno tutti.
Il che significa che la casta è politicamente imbattibile, perché comprende l'intero spettro politico italiano.
In questo senso Grillo ha capito che "da dentro" la casta non possono nascere le forze che la abbatteranno, ma quel che Grillo non ha capito (o fa finta di non capire) è che questo non è possibile neppure da fuori. Quelli che una volta erano di Potere Operaio e volevano abbattere "il sistema" ora sono professori ordinari negli atenei italiani, non so se rendo l'idea. Quelli di Potere Operaio tiravano pietre e molotov e si prendevano le manganellate della polizia, fanno sembrare i "grillini" di adesso dei frocetti da web 2.0
La seconda ragione, è che il mondo è cambiato ed eliminare la casta non basterebbe più.
Come faccio a dirlo? Semplice, l'Italia è dentro un declino che comprende tutto l'Occidente. Noi stiamo messi peggio degli altri per via della "casta", del nepotismo, della mafia, della corruzione ecc ecc.
Ma i nostri vicini europei che pure non hanno questo fardello stanno nella merda quasi quanto noi.
Chi vuole abbattere la casta al fine di tornare ai livelli di ricchezza diffusa nella fine degli anni '90 sta compiendo un grave errore di valutazione e non osserva cosa succede fuori da questa striminzita penisola.
L'unica cosa che, paradossalmente, può abbattere la casta sono i tagli alla spesa pubblica.
La casta dei baroni universitari tra 10 anni sarà molto meno potente di ora perché sarà stata sterminata dai tagli.
La bestia non si affronta da dentro o sfruttando altre bestie. La bestia si deve affamare.
Destra e sinistra per me pari sono
E invece no.
Esiste ancora una differenza tra destra e sinistra.
E' anche un bene, perché significa che la dialettica politica ha ancora un senso.
La mia idea è che la politica debba solo fornire le regole della libera competizione tra individui e far funzionare la macchina dello stato. Macchina che deve limitarsi ai compiti essenziali: difesa, ordine pubblico, infrastrutture, amministrazione della giustizia. Nulla di più e nulla di meno.
Invece, in Europa e sempre più anche in America, si è caricato lo stato di funzioni gravose (pensioni, sanità, istruzione) che non è in grado di espletare e che dovrebbero spettare ai cittadini singoli.
Non solo.
Quelle stesse funzioni limitano la mia libertà.
Se io non voglio l'istruzione pubblica sono costretto a pagare l'istruzione due volte.
Se io non voglio la sanità pubblica sono costretto a pagarla due volte.
Non sono limitazioni da poco.
Avete sentito l'ultima sentenza della cassazione? Niente trapianti con scarsa possibilità di successo ai malati terminali. Ma se tu comunque volessi giocarti il tutto per tutto e rischiare? Lo stato non te lo concede, perché un giudice ha deciso chi deve vivere e chi deve morire. E allora devi andare in una clinica privata pagando ex novo una prestazione medica che avresti già pagato con le tue tasse.
E' giustizia questa?
Il welfare crea più ingiustizie di quante non ne voglia sanare.
Esiste ancora una differenza tra destra e sinistra.
E' anche un bene, perché significa che la dialettica politica ha ancora un senso.
La mia idea è che la politica debba solo fornire le regole della libera competizione tra individui e far funzionare la macchina dello stato. Macchina che deve limitarsi ai compiti essenziali: difesa, ordine pubblico, infrastrutture, amministrazione della giustizia. Nulla di più e nulla di meno.
Invece, in Europa e sempre più anche in America, si è caricato lo stato di funzioni gravose (pensioni, sanità, istruzione) che non è in grado di espletare e che dovrebbero spettare ai cittadini singoli.
Non solo.
Quelle stesse funzioni limitano la mia libertà.
Se io non voglio l'istruzione pubblica sono costretto a pagare l'istruzione due volte.
Se io non voglio la sanità pubblica sono costretto a pagarla due volte.
Non sono limitazioni da poco.
Avete sentito l'ultima sentenza della cassazione? Niente trapianti con scarsa possibilità di successo ai malati terminali. Ma se tu comunque volessi giocarti il tutto per tutto e rischiare? Lo stato non te lo concede, perché un giudice ha deciso chi deve vivere e chi deve morire. E allora devi andare in una clinica privata pagando ex novo una prestazione medica che avresti già pagato con le tue tasse.
E' giustizia questa?
Il welfare crea più ingiustizie di quante non ne voglia sanare.
sabato 9 aprile 2011
Diamanti ai porci, ovvero di come perdere la Bussola.
Ilvo Diamanti sbrocca ancora una volta nella sua rubrica "Bussole" (link) e ovviamente tutti gli altri scribacchini di Repubblica gli vanno dietro.
Sai la novità, direte voi.
Invece c'è qualche elemento che merita ancora di essere approfondito.
Dopo averci detto che i gggiovani italiani, poverini, sono tanto bravi e preparati ma non lavorano, se ne esce delle affermazioni che si possono così riassumere:
L'invidia ti impedisce di informarti e capire: infatti se ci provi, sai che puoi scoprire che quello lì che fa "i soldi con i soldi" magari davvero vale nel mercato del lavoro 1000 volte più di te. E òla verità fa male, a nessuno fa piacere scoprirla o sentirsela dire.
E come lui una moltitudine di gente, compresa quella che oggi manifesta per le strade "contro la precarietà" (link), dimenticando ovviamente che lo sdoganamento dei contratti precari para-subordinati si è avuto con il primo governo Prodi.
Dimenticando ovviamente che l'alternativa alla precarietà è la disoccupazione.
Ma andiamo ad analizzare le storie che si leggono su Repubblica.
Vittorio Longhi segue Diamanti nello sbrocco ed arriva a dichiarare: "La flessibilizzazione del mercato del lavoro è uno dei fattori che più hanno contribuito alla crescita delle disuguaglianze a livello globale" (sic.) (link).
Ovviamente è una cagata ciclopica, di quelle che neanche Paviglianiti.
Le diseguaglianze globali, infatti, sono proprio quelle che si stanno riducendo [**] e questo proprio grazie alla globalizzazione che sta trainando fuori da povertà e sottosviluppo una fetta consistente di mondo.
Proprio quella globalizzazione che (giustamente) impoverisce noi sta arricchendo quelli che fino a ieri erano i morti di fame della terra. E la flessibilità che abbiamo qua in occidente è un effetto di questa globalizzazione: dal momento che noi occidentali non abbiamo il monopolio dell'intelligenza e delle competenze (lo pensa solo Ilvo Diamanti e quelli come lui, banalmente perché sono razzisti e sono rimasti al "bingo bongo"), ci stiamo trovando a dover competere con paesi emergenti che hanno un potenziale umano con intelligenze e competenze che non sono seconde alle nostre: questo significa che anche noi come singoli siamo più precari nel mercato del lavoro, perché il lavoro che facciamo noi venendo pagati 1000 lo può fare un indiano che viene pagato 100.
Pretendere uno stipendio "occidentale" oggi come oggi vuol dire chiedere uno stipendio fuori mercato, perché in India c'è uno che per quello stesso lavoro chiede un decimo di quanto pretendi tu.
Questo, a cascata, implica altre due cose:
Il netturbino con la laurea è uno che ha studiato cose che non lo rendono interessante per il mondo del lavoro. E' inutile lamentarsene, è l'effetto delle proprie scelte: ogni nostra scelta ha delle conseguenze e nonci si può lamentare di esse. Lamentarsene significa non capire come funziona il mondo e come si vive.
Andrea Brignoli della solita CGIL minaccia: "Prima o poi la rabbia dei laureati che fanno i custodi nei musei o gli addetti alle biglietterie, a esempio, scoppierà insieme a quella dello loro famiglie che hanno investito tanti soldi per dare ai figli un futuro migliore". C'è da preoccuparsi per questo arruffapopolo? No, è solo l'abbaiare alla luna di un cane pazzo.
Dietro queste minacce c'è il nulla, per almeno tre motivi: il primo è che in Italia non c'è una massa critica di giovani che possa sovvertire le cose. Noi non siamo l'Egitto, l'Algeria o la Tunisia, noi siamo in calo demografico. Chi sogna rivolte stile piazza Tahrir ha perso contatto con la realtà, come questo sbroccato della CGIL.
Il secondo motivo è che i gggiovani anziché fare la rivoluzione stanno banalmente bruciando i soldi della generazione precedente. Ci sono soldi per mantenerli a nella bambagia di Iphone e facebook ancora per decenni, passati i quali saranno troppo vecchi per cambiare le cose o impegnarsi nell'eversione [***].
La terza ragione è che anche per fare una rivolta servono competenze, altrimenti le rivolte vanno a finire male. Lo stiamo vedendo adesso in Libia, un cambio di regime non è così facile come si possa pensare. Bisogna studiare per "abbattere il sistema", non basta annunciarlo in un comizio [****]: le chiacchiere stanno a zero e le donne urlanti del "se non ora quando?" e i gggiovani precari de "il nostro tempo è adesso" sanno solo lamentarsi, gridare e nient'altro. Pessimi anche come eversivi in erba (buon per noi).
Non paga di tutta questa cacca che piove dall'alto, Repubblica sta raccogliendo "testimonianze online" di vite precarie (link). Sono tutte uguali, ve ne riassumo il template:
Se siete così convinti di saper competere nel mercato del lavoro di là fuori, perché non andate?
Risposta scontata: nessuno è convinto di quello che dice, lo scopo primario è lamentarsi e autoassolversi dai propri insuccessi.
Certo, se seguite quel link su riportato c'è anche qualche testimonianza di gente che è andata all'estero e ce l'ha fatta. Bene, tanto di cappello. Ma quello è semplicemente quel che va fatto se il mercato del lavoro italiano non vi piace.
Nessuno vi obbliga a vivere e morire qui. Andate pure, per sopravvivere bisogna sapersi adattare ai cambiamenti. Il problema non è chi va fuori e fa presente che fuori si sta meglio.
Il problema sono quelli che restano per lamentarsene: se la selezione ti ha infilato in un vicolo cieco, non puoi lamentarti, sei tu ad essere inadeguato al contesto[*****].
Lo credo anche io che il mercato del lavoro fuori, all'estero, sia migliore. Ma non per i motivi che credono i precari che oggi sono scesi in piazza. Il lavoro all'estero è precario come qui, ed i disoccupati di Gran Bretagna e Stati Uniti lo dimostrano.
Per finire, un commento al titolo di Repubblica: "generazione perduta".
"Ci rubano il lavoro".
Qua non si sta assistendo alla perdita di una generazione.
Assistiamo al suo giusto ridimensionamento.
Qua non c'è nessun "furto di lavoro": per avere un lavoro bisogna saper fare qualcosa, bisogna impegnarsi per guadagnarselo.
Era il mondo di prima ad essere squilibrato, ad essere più ingiusto di quello di ora.
Certo, a noi occidentali ci è piaciuto, a noi italiani in particolare: posto a vita, pensione all'80% dell'ultima retribuzione, ricco tfr e casa di proprietà.
Aha.
E abbiamo creduto che bastasse avere questo per una generazione per trasformare tutto questo nella normalità.
Ma la normalità non è questa. La normalità è che chi nuota sopravvive, gli altri vanno a fondo.
Se c'è una generazione che non sa più nuotare (illusasi di non averne bisogno e di poter andare in panfilo come quella precedente) è solo naturale e normale che vada in pasto ai pesci.
* La "responsabilità" è quella cosa che i giornalisti di Repubblica ovviamente non hanno (sennò non scriverebbero quello che scrivono) e che quindi non possono neppure capire. Tra l'altro, una delle ragioni per cui guardo con sospetto al welfare è che lo trovo deresponsabilizzante (lo avevo già accennato qua).
** Non lo dico io, lo dicono i dati. Qui il documento più interessante ed a seguire una tabella riassuntiva presa da wikipedia sull'aumento del reddito pro capite:
Vedete da soli come stanno le cose: i paesi ricchi stanno al palo, quelli che ieri erano poveri crescono.
*** Il mito che a 40 anni arrivi una seconda giovinezza è solo un mito, infatti. A 40 anni arriva solo la disperazione per chi ha buttato i propri decenni migliori.
**** Quel che è successo in Libia è proprio questo. I ribelli hanno detto che Gheddafi è finito. La NATO e tutta la stampa occidentale hanno detto che Gheddafi è finito. Eppure Gheddafi è ancora lì: perché se non ci si impegna gli annunci sono inutili.
***** Permane una interpretazione da "darwinismo dei poveri" per cui a sopravvivere alla selezione naturale sia il più forte. Non è affatto vero. Non è "il più forte", è il più adattabile, quello meglio inserito nell'ambiente che lo circonda. L'occhialuto nerd uscito da ingegneria meccanica con 110&lode sarà pure "il più forte" in base ai titoli accademici, ma se è asociale e poco adattabile finisce in pasto ai pesci come tutti gli altri.
Sai la novità, direte voi.
Invece c'è qualche elemento che merita ancora di essere approfondito.
Dopo averci detto che i gggiovani italiani, poverini, sono tanto bravi e preparati ma non lavorano, se ne esce delle affermazioni che si possono così riassumere:
- Lavoro a vita = bello & giusto
- Lavori manuali = immigrati
- Finanza = merda
- Che il lavoro a vita sia una bella cosa è vero solo per chi fa un lavoro appagante. Ora, senza tanti giri di parole, possiamo immaginare che il nostro Diamanti non sia mai stato in catena di montaggio o a lavorare la terra. Il che significa, banalmente, che è frocio col culo degli altri.
Quanto al fatto che il lavoro a vita sia giusto, è insostenibile anche questo: un imprenditore sottoscrive un contratto di lavoro, non di matrimonio. Cazzo, ormai anche da noi il matrimonio si può rescindere, possibile che un imprenditore debba avere addirittura più responsabilità di un coniuge? - Questa è una vera perla: gli immigrati fanno lavori manuali e guadagnano, i gggiovani italiani no e preferiscono rimanere disoccupati bruciando la ricchezza delle famiglie.
Possibile che a Diamanti questo stia bene? Certo che sì. E' puro razzismo: "negro = manovale" nella testa di Diamanti. Dà per scontato che un bianco ariano italiano non possa fare un lavoro manuale. Che schifo, la camicia di Armani mi si sporca. Lasciamo che sia il negretto a sporcarsi le mani. Del resto quelli come lui hanno fatto gli schiavi per secoli, no? - Qui Diamanti semplicemente dice: "non capisco il senso di questo lavoro, ergo non ha senso e chi lo fa ruba il suo stipendio".
Peccato che quel che capisce lui sia irrilevante, e che la realtà sia tutto: in un libero mercato nessuno ti regala uno stipendio e fare "soldi con i soldi" (per citare Diamanti) è un lavoro di responsabilità [*] e come tale è pagato. Capisco la frustrazione del nostro Ilvo: "ma come, guadagna 1000 volte più di me che sto 10 ore il giorno in redazione per non fare niente! ladro! li voglio io quei soldi!". Ma la soluzione è una sola: studia e capirai perché lui guadagna 1000 volte più di te.
L'invidia ti impedisce di informarti e capire: infatti se ci provi, sai che puoi scoprire che quello lì che fa "i soldi con i soldi" magari davvero vale nel mercato del lavoro 1000 volte più di te. E òla verità fa male, a nessuno fa piacere scoprirla o sentirsela dire.
E come lui una moltitudine di gente, compresa quella che oggi manifesta per le strade "contro la precarietà" (link), dimenticando ovviamente che lo sdoganamento dei contratti precari para-subordinati si è avuto con il primo governo Prodi.
Dimenticando ovviamente che l'alternativa alla precarietà è la disoccupazione.
Ma andiamo ad analizzare le storie che si leggono su Repubblica.
Vittorio Longhi segue Diamanti nello sbrocco ed arriva a dichiarare: "La flessibilizzazione del mercato del lavoro è uno dei fattori che più hanno contribuito alla crescita delle disuguaglianze a livello globale" (sic.) (link).
Ovviamente è una cagata ciclopica, di quelle che neanche Paviglianiti.
Le diseguaglianze globali, infatti, sono proprio quelle che si stanno riducendo [**] e questo proprio grazie alla globalizzazione che sta trainando fuori da povertà e sottosviluppo una fetta consistente di mondo.
Proprio quella globalizzazione che (giustamente) impoverisce noi sta arricchendo quelli che fino a ieri erano i morti di fame della terra. E la flessibilità che abbiamo qua in occidente è un effetto di questa globalizzazione: dal momento che noi occidentali non abbiamo il monopolio dell'intelligenza e delle competenze (lo pensa solo Ilvo Diamanti e quelli come lui, banalmente perché sono razzisti e sono rimasti al "bingo bongo"), ci stiamo trovando a dover competere con paesi emergenti che hanno un potenziale umano con intelligenze e competenze che non sono seconde alle nostre: questo significa che anche noi come singoli siamo più precari nel mercato del lavoro, perché il lavoro che facciamo noi venendo pagati 1000 lo può fare un indiano che viene pagato 100.
Pretendere uno stipendio "occidentale" oggi come oggi vuol dire chiedere uno stipendio fuori mercato, perché in India c'è uno che per quello stesso lavoro chiede un decimo di quanto pretendi tu.
Questo, a cascata, implica altre due cose:
- che o hai competenze che ti fanno davvero spiccare rispetto agli altri rendendoti difficilmente sostituibile con altri, incluso l'indiano che chiede un decimo rispetto a te,
- oppure che devi accettare di essere precario e sostituibile in ogni momento perché è proprio questo ciò che sei, sostituibile (del resto, una azienda può legittimamente delocalizzare la sua produzione andando a trovare "materiale umano" a prezzo di mercato).
Il netturbino con la laurea è uno che ha studiato cose che non lo rendono interessante per il mondo del lavoro. E' inutile lamentarsene, è l'effetto delle proprie scelte: ogni nostra scelta ha delle conseguenze e nonci si può lamentare di esse. Lamentarsene significa non capire come funziona il mondo e come si vive.
Andrea Brignoli della solita CGIL minaccia: "Prima o poi la rabbia dei laureati che fanno i custodi nei musei o gli addetti alle biglietterie, a esempio, scoppierà insieme a quella dello loro famiglie che hanno investito tanti soldi per dare ai figli un futuro migliore". C'è da preoccuparsi per questo arruffapopolo? No, è solo l'abbaiare alla luna di un cane pazzo.
Dietro queste minacce c'è il nulla, per almeno tre motivi: il primo è che in Italia non c'è una massa critica di giovani che possa sovvertire le cose. Noi non siamo l'Egitto, l'Algeria o la Tunisia, noi siamo in calo demografico. Chi sogna rivolte stile piazza Tahrir ha perso contatto con la realtà, come questo sbroccato della CGIL.
Il secondo motivo è che i gggiovani anziché fare la rivoluzione stanno banalmente bruciando i soldi della generazione precedente. Ci sono soldi per mantenerli a nella bambagia di Iphone e facebook ancora per decenni, passati i quali saranno troppo vecchi per cambiare le cose o impegnarsi nell'eversione [***].
La terza ragione è che anche per fare una rivolta servono competenze, altrimenti le rivolte vanno a finire male. Lo stiamo vedendo adesso in Libia, un cambio di regime non è così facile come si possa pensare. Bisogna studiare per "abbattere il sistema", non basta annunciarlo in un comizio [****]: le chiacchiere stanno a zero e le donne urlanti del "se non ora quando?" e i gggiovani precari de "il nostro tempo è adesso" sanno solo lamentarsi, gridare e nient'altro. Pessimi anche come eversivi in erba (buon per noi).
Non paga di tutta questa cacca che piove dall'alto, Repubblica sta raccogliendo "testimonianze online" di vite precarie (link). Sono tutte uguali, ve ne riassumo il template:
Laureato 110 e lode e supermaster, parlo 4 lingue tra cui l'esperanto, il sistema Italia non riesce a valorizzare le mie straordinarie competenze e faccio uno stage per cui devo pagare io. All'estero e guadagnerei milioni di €uro al mese, Italia merda, io me ne vado e col cazzo che torno, abbasso Berlusconi che è tutta colpa sua.Domandina: ma se all'estero sei convinto che ci sia modo valorizzare le tue competenze, perché non te ne vai? Oggi chiunque può raggranellare qualche soldo e andare in Europa a cercare lavoro.
Se siete così convinti di saper competere nel mercato del lavoro di là fuori, perché non andate?
Risposta scontata: nessuno è convinto di quello che dice, lo scopo primario è lamentarsi e autoassolversi dai propri insuccessi.
Certo, se seguite quel link su riportato c'è anche qualche testimonianza di gente che è andata all'estero e ce l'ha fatta. Bene, tanto di cappello. Ma quello è semplicemente quel che va fatto se il mercato del lavoro italiano non vi piace.
Nessuno vi obbliga a vivere e morire qui. Andate pure, per sopravvivere bisogna sapersi adattare ai cambiamenti. Il problema non è chi va fuori e fa presente che fuori si sta meglio.
Il problema sono quelli che restano per lamentarsene: se la selezione ti ha infilato in un vicolo cieco, non puoi lamentarti, sei tu ad essere inadeguato al contesto[*****].
Lo credo anche io che il mercato del lavoro fuori, all'estero, sia migliore. Ma non per i motivi che credono i precari che oggi sono scesi in piazza. Il lavoro all'estero è precario come qui, ed i disoccupati di Gran Bretagna e Stati Uniti lo dimostrano.
Per finire, un commento al titolo di Repubblica: "generazione perduta".
"Ci rubano il lavoro".
Qua non si sta assistendo alla perdita di una generazione.
Assistiamo al suo giusto ridimensionamento.
Qua non c'è nessun "furto di lavoro": per avere un lavoro bisogna saper fare qualcosa, bisogna impegnarsi per guadagnarselo.
Era il mondo di prima ad essere squilibrato, ad essere più ingiusto di quello di ora.
Certo, a noi occidentali ci è piaciuto, a noi italiani in particolare: posto a vita, pensione all'80% dell'ultima retribuzione, ricco tfr e casa di proprietà.
Aha.
E abbiamo creduto che bastasse avere questo per una generazione per trasformare tutto questo nella normalità.
Ma la normalità non è questa. La normalità è che chi nuota sopravvive, gli altri vanno a fondo.
Se c'è una generazione che non sa più nuotare (illusasi di non averne bisogno e di poter andare in panfilo come quella precedente) è solo naturale e normale che vada in pasto ai pesci.
* * *
* La "responsabilità" è quella cosa che i giornalisti di Repubblica ovviamente non hanno (sennò non scriverebbero quello che scrivono) e che quindi non possono neppure capire. Tra l'altro, una delle ragioni per cui guardo con sospetto al welfare è che lo trovo deresponsabilizzante (lo avevo già accennato qua).
** Non lo dico io, lo dicono i dati. Qui il documento più interessante ed a seguire una tabella riassuntiva presa da wikipedia sull'aumento del reddito pro capite:
| Rank 2050 | Country | 2050 | 2045 | 2040 | 2035 | 2030 | 2025 | 2020 | 2015 | 2010 | 2006 | Percent growth from 2006 to 2050 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 91,683 | 83,489 | 76,044 | 69,019 | 62,717 | 57,446 | 53,502 | 50,200 | 47,014 | 44,379 | 206% | |
| 2 | 90,294 | 75,979 | 63,924 | 53,449 | 44,602 | 36,813 | 29,868 | 26,012 | 21,602 | 18,161 | 497% | |
| 3 | 79,234 | 73,807 | 67,391 | 61,049 | 55,904 | 52,220 | 49,173 | 45,591 | 41,543 | 38,108 | 207% | |
| 4 | 78,435 | 65,708 | 54,221 | 43,800 | 34,368 | 26,061 | 19,311 | 13,971 | 9,833 | 6,909 | 1,137% | |
| 5 | 76,002 | 69,531 | 63,464 | 57,728 | 52,663 | 48,621 | 45,961 | 43,449 | 40,541 | 38,071 | 199% | |
| 6 | 75,253 | 68,252 | 62,136 | 56,562 | 52,327 | 48,429 | 44,811 | 41,332 | 38,380 | 36,045 | 208% | |
| 7 | 68,253 | 62,658 | 57,118 | 51,710 | 47,263 | 45,033 | 43,223 | 40,589 | 37,474 | 34,588 | 197% | |
| 8 | 66,846 | 60,492 | 55,756 | 52,345 | 49,975 | 46,419 | 42,385 | 38,650 | 36,194 | 34,021 | 196% | |
| 9 | 63,149 | 49,393 | 38,255 | 29,417 | 22,694 | 17,685 | 13,979 | 11,176 | 8,972 | 7,918 | 797% | |
| 10 | 58,545 | 52,760 | 48,070 | 44,948 | 43,195 | 41,358 | 38,990 | 35,908 | 32,948 | 31,123 | 188% | |
| 11 | 49,759 | 38,149 | 29,026 | 21,924 | 16,694 | 12,996 | 10,375 | 8,427 | 6,882 | 5,657 | 879% | |
| 12 | 49,650 | 39,719 | 30,951 | 23,511 | 17,522 | 12,688 | 8,829 | 5,837 | 3,463 | 2,041 | 2,432% | |
| 13 | 45,595 | 34,971 | 26,602 | 20,046 | 15,188 | 11,743 | 9,291 | 7,460 | 6,005 | 5,545 | 822% | |
| 14 | 33,472 | 23,932 | 16,623 | 11,148 | 7,245 | 4,583 | 2,834 | 1,707 | 1,001 | 655 | 5,110% | |
| 15 | 32,676 | 26,231 | 20,746 | 15,979 | 12,139 | 9,328 | 7,345 | 5,888 | 4,652 | 3,768 | 867% | |
| 16 | 22,395 | 15,642 | 10,784 | 7,365 | 5,123 | 3,711 | 2,813 | 2,197 | 1,724 | 1,508 | 1,485% | |
| 17 | 20,836 | 14,446 | 9,802 | 6,524 | 4,360 | 2,979 | 2,091 | 1,492 | 1,061 | 817 | 2,550% | |
| 18 | 20,500 | 14,025 | 9,443 | 6,287 | 4,287 | 3,080 | 2,352 | 1,880 | 1,531 | 1,281 | 1,600% | |
| 19 | 20,388 | 14,260 | 9,815 | 6,678 | 4,635 | 3,372 | 2,591 | 2,075 | 1,688 | 1,312 | 1,553% | |
| 20 | 13,014 | 8,934 | 6,117 | 4,191 | 2,944 | 2,161 | 1,665 | 1,332 | 1,087 | 919 | 1,416% | |
| 21 | 7,066 | 5,183 | 3,775 | 2,744 | 2,035 | 1,568 | 1,260 | 1,050 | 897 | 778 | 908% | |
| 22 | 5,235 | 3,767 | 2,698 | 1,917 | 1,384 | 1,027 | 790 | 627 | 510 | 427 | 1,225% |
*** Il mito che a 40 anni arrivi una seconda giovinezza è solo un mito, infatti. A 40 anni arriva solo la disperazione per chi ha buttato i propri decenni migliori.
**** Quel che è successo in Libia è proprio questo. I ribelli hanno detto che Gheddafi è finito. La NATO e tutta la stampa occidentale hanno detto che Gheddafi è finito. Eppure Gheddafi è ancora lì: perché se non ci si impegna gli annunci sono inutili.
***** Permane una interpretazione da "darwinismo dei poveri" per cui a sopravvivere alla selezione naturale sia il più forte. Non è affatto vero. Non è "il più forte", è il più adattabile, quello meglio inserito nell'ambiente che lo circonda. L'occhialuto nerd uscito da ingegneria meccanica con 110&lode sarà pure "il più forte" in base ai titoli accademici, ma se è asociale e poco adattabile finisce in pasto ai pesci come tutti gli altri.
domenica 3 aprile 2011
Se non ora quando? Adesso? Ma anche mai!
Le donne che si sentono "offese come donne".
Le donne che scendono in piazza perché si sentono "offese come donne".
Le donne che sono "indignate" per l'uso che viene fatto del corpo femminile.
Bene, ci sono diverse cose che vorrei dire a queste donne ed ai loro supporter uomini.
1) Per ogni puttaniere ci sono una o più puttane.
Che significa questo? Mera matematica. Non si può impedire ad una donna di vendersi. Di fare liberamente l'uso che crede del proprio corpo. Volerlo fare, paradossalmente, ci riporterebbe all'oscurantismo liberticida dal quale si sono affrancate con tanto sforzo.
Anche il concetto di "vendersi" è moralmente ambiguo. Tutti noi accettiamo dei compromessi per vivere. Vendere il proprio corpo è un compromesso. Accettare un lavoro dequalificato pur di portare a casa uno stipendio pure. Sono tutti compromessi, e chi non ne ha mai fatti è semplicemente molto fortunato.
Siamo noi e solo noi a decidere se questi compromessi attentano alla nostra dignità oppure no.Il che ci porta dritti al secondo punto.
2) Ognuno è supremo giudice di se stesso e basta.
Ciascuno di noi ha una sua propria etica. Nessuno ha diritto ad imporcene una, e solo alla nostra possiamo rispondere.
La gente che si indigna per lìimmoralità altrui cosa sta facendo? Sta applicando la propria morale fuori dal suo campo di applicabilità. La usa come una clava per colpire gli altri.
Ma non solo questo, c'è dell'altro. Indignarsi per l'immoralità altrui significa dire che le azioni immorali di un altro ledono la nostra dignità. Sarebbe pazzia pura, se non nascondesse la più antica delle emozioni, l'invidia.
Come potrebbe altrimenti indignarmi Berlusconi che va a puttane se anche io, in fondo, non desiderassi andare a puttane o essere una puttana che va con lui?
Come potrebbe altrimenti offendermi la vita privata di Berlusconi, se lui non facesse qualcosa che segretamente vorrei o potrei fare anche io?
Chi in cuor proprio sa di non poter essere puttana o puttaniere vede Berlusconi per quello che è: un vecchio settantenne bavoso che paga un esercito di mignotte (maggiorenni e non) per le sue serate brave. Disgustoso. Inadatto al suo ruolo pubblico. Certo, nessuno lo mette in dubbio.
Ma nulla che offenda me come persona, nulla che possa offendere me come persona. Solo una cosa che faccio io o potrei voler fare io può offendermi come persona, come uomo o come donna.
3) La società dei puttanieri ci libererà, perché le perbeniste sono in via di estinzione.
Avere sdoganato il sesso mercenario significa che de facto sono saltati tutti i limiti morali che lasocietà impone alle persone.
Che Ruby sia pagata per fare le serate in discoteca significa che "prostituirsi bene" non è più inaccettabile bensì accettato e perfino ricercato.
Ed io dico: "bene, cazzo!"
Perché ora solo la nostra propria morale ci fermerà dal fare o non fare certe cose. Non ci sarà più la pubblica condanna delle comari, dei vicini, del paesuncolo.
Fino ad oggi quando una persona si comportava in modo "virtuoso", non sapevate mai se lo faceva per apparire tale agli occhi del mondo o se era davvero tale per convinzione personale. Bene, da ora in poi lo sapremo.
Potremo capire di più degli altri e di noi stessi. Potremo realizzare quel che davvero siamo. Alcuni di noi sono puttanieri nell'animo. Altre sono puttane. E' loro diritto esserlo: a nessuno deve essere vietato degradarsi e farsi del male da solo, perché ognuno deve essere padrone di sé e libero nelle proprie scelte.
Non può esistere una autentica morale individuale se più di ogni cosa noi temiamo il giudizio degli altri: l'unico giudizio che dovremmo temere è semmai il nostro.
Avere sdoganato la prostituzione di palazzo ci ha dato una nuova libertà di testare noi stessi e le nostre convinzioni.
4) Solo le persone con convinzioni "deboli" possono temere questa nuova libertà.
Da sempre ci sono persone che vogliono impedirti di fare delle scelte.
Ma chi sono queste persone? Sono in stragrande maggioranza persone che loro per prime non vogliono avere quella libertà di scelta.
Perché non la vorrebbero avere? Perché sanno che se la avessero la maschera di ipocrisia di cui rivestono le loro parole ed azioni crollerebbe.
Perché sanno che il piedistallo morale dall'alto del quale condannano gli altri è precario.
Perché sanno che le loro convinzioni morali sono fasulle, dettate più dalle convenzioni sociali che da convincimento personale.
Perché sanno che se le convenzioni sociali cambiano al punto da sdoganare ciò che prima "faceva indignare" allora le loro stesse convinzioni vanno giù per lo scarico del cesso, e loro si mostrano per quello che sono veramente: persone che avrebbero voluto fare tutte le cose abbiette che pubblicamente condannavano.
Persone spregevoli come quelle che loro stesse mettevano all'indice, ma in più anche talmente sfigate da non aver appagato i propri desideri e le proprie inclinazioni per seguire la condanna morale della società. Il peggio del peggio.
Ecco chi ha da temere dalla libertà: i peggiori.
Tutti gli altri hanno solo da guadagnarcene.
Deliri di onnipotenza
Settimane fa ero da un mio amico a cazzeggiare, quando irrompe il padre (ricercatore di Lettere nel più elitario ateneo italiano) che ci annuncia: "il Fatto Quotidiano titola: Siamo in Guerra!".
Ne nacque una discussione sulla guerra in Libia.
Io feci cortesemente notare che senza un intervento terrestre i semplici bombardamenti avrebbero potuto non bastare a cacciare Mr. Gheddafi dalla sua poltrona.
Lui (il prototipo dell'intellettuale di sinistra, molti ideali e pochi fatti concreti) rispose che la superiore potenza bellica dell'Occidente sarebbe bastata: era contrario all'intervento, ma si aspettava che i missili ed i raid dell'uomo bianco bastassero a sbaragliare quattro beduini ed il loro ridicolo leader.
Bene, due settimane e svariati raid dopo direi che siamo esattamente al punto di partenza.
Misurata è ancora contesa, il golfo della Sirte pure e anche la posizione di Bengasi è abbastanza precaria.
Quale lezione si deve trarre da questo?
Ne nacque una discussione sulla guerra in Libia.
Io feci cortesemente notare che senza un intervento terrestre i semplici bombardamenti avrebbero potuto non bastare a cacciare Mr. Gheddafi dalla sua poltrona.
Lui (il prototipo dell'intellettuale di sinistra, molti ideali e pochi fatti concreti) rispose che la superiore potenza bellica dell'Occidente sarebbe bastata: era contrario all'intervento, ma si aspettava che i missili ed i raid dell'uomo bianco bastassero a sbaragliare quattro beduini ed il loro ridicolo leader.
Bene, due settimane e svariati raid dopo direi che siamo esattamente al punto di partenza.
Misurata è ancora contesa, il golfo della Sirte pure e anche la posizione di Bengasi è abbastanza precaria.
Quale lezione si deve trarre da questo?
- L'Occidente non è onnipotente.
Questo, per la verità, lo si doveva capire già dall'esito delle missioni americane in Somalia, Afghanistan e Iraq. Ma ad alcuni di noi fa comodo negarlo, perché in questo modo ogni colpa può essere addossata all'onnipotente imperialismo americano. - Per vincere una guerra la si deve voler vincere.
Il che significa che per vincere una guerra ci deve essere la volontà politica di impegnarsi a fondo per portarla a termine in modo vittorioso.
Credere che i raid aerei da soli facciano vincere conflitti asimmetrici come quelli che combatte l'Occidente da 20 anni a questa parte è pura utopia. I conflitti si devono combattere anche a terra per essere vinti.
E combattere a terra non significa mandare un corpo di spedizione di 5000 marines di professione a fare il lavoro sporco, significa mandarcene centianaia di migliaia e se serve ripristinare anche il servizio di leva. Significa impegnare tutte le risorse dello stato per vincere il conflitto. - Credere il contrario, paradossalmente, significa credere che Francia, Regno Unito e USA oggi possano mettere in atto le stesse politiche coloniali viste nell'800.
Be', come dire, la situazione è cambiata e se secoli fa un corpo di spedizione di qualche migliaio di uomini bianchi bastava a soggiogare mezza Africa oggi basta a stento a riprendersi Falluja.
In questo senso, il mondo oggi è molto meno "razzista" di quanto lo fosse secoli fa. - Voler vincere una guerra significa anche violare le ridicole risoluzioni ONU che sulla carta limiterebbero questo e quello.
Diciamocelo: all'ONU siedono le dittature accanto alle democrazie. Per quale motivo uno stato democratico debba vedere la sua sovranità (incluso il diritto di muovere guerra) limitata dal voto di una autocrazia nessuno può dirlo, in punta di diritto. E in consiglio di sicurezza hanno diritto di veto Cina e Russia, che quanto a repressione dei diritti umani (e conseguente violazione della carta dell'ONU) non sono seconde a nessuno.
Del resto, già in passato inteventi "illegali" dal punto di vista dell'ONU sono stati "autorizzati" ex-post da un nuovo voto del consiglio di sicurezza che prendesse atto della "situazione di fatto". Non sarebbe una novità. - Voler vincere una guerra significa che tutti gli alleati intendono raggiungere quello scopo.
Mettere di mezzo la NATO (che ha la Turchia e la Germania tra i suoi membri) significa lanciare il sasso, ritirare la mano e lasciare che vada tutto nella mani di gente che la guerra non la vuole combattere e farà di tutto per sabotarla. - Quali sono le conseguenze di fare una guerra che non si vuole combattere? Che il medico pietoso fa la piaga puzzolente. Ci saranno più morti civili di un intervento a metà che di un intervento deciso. Ma alcuni governi se ne lavano le mani.
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