La nostra universita' mantiene la stessa impostazione elitaria dei primi del '900 ma si trova ad essere nei fatti "universita' di massa".
Il risultato e' che fa male entrambe le cose.
Di certo non e' elitaria manco per il cazzo, perche' sforna capre ignoranti a ripetizione.
E non e' neppure "di massa" perche' a lezione si fa solo teoria e niente pratica.
Come dicevano su un blog recentemente ristrutturato, i nostri amati professori universitari hanno in testa l'idea di dover sfornare le classi dirigenti del futuro.
Cazzate signori miei, cazzate.
Se dai la laurea a milioni di persone di cui la larga parte analfabete, non stai sfornando una classe dirigente, stai sfornando quelli che domani andranno a scaricare le cassatte delle frutta (cosa che poi infatti accade).
Per cui bisognerebbe riallineare la realta' con la fantasia, se si vuole che le cose abbiano un senso.
O ritorniamo ad una universita' elitaria (che puo' avere un suo senso, ma, per dire, significa dare un bel calcio in culo almeno all'80% di chi oggi sta a bighellonare in facolta') o obblighiamo i professori a smettere di menarsela tanto come fossero tanti einstein in erba ed a spiegare cose che siano realmente utili alle masse per lavorare.
Poi siccome siamo in Italia non faremo ne' l'una ne' l'altra cosa
venerdì 8 luglio 2011
mercoledì 6 luglio 2011
Alpha male
Nella politica italiana vige la legge della giungla.
La legge della giungla fa sì che se uno è percepito come "forte", come un "maschio alfa", allora avrà un codazzo di maschi beta che gli verranno dietro ed eseguiranno i suoi comandi.
Ovviamente il maschio alfa può essere sfidato, e se riesce a cacciare gli sfidanti al suo ruolo accresce la presa che ha sul branco.
E questo è stato Silvio Berlusconi fino ad ora. Un uomo potente, ha sconfitto i nemici, ha schiacciato gli oppositori, si è accoppiato con più donne di chiunque altro.
Casini fa di testa sua? Via, cacciato a pedate. Fini rivendica per sé il ruolo di "maschio alfa" postfascista? Stesso trattamento. Boffo sull'Avvenire si permette di sollevare un'obiezione? Ci pensano gli scagnozzi di Berlusconi a fotterlo, lui manco si abbassa a polemizzarci di persona.
Certo, Berlusconi ha perso più di una volta, ma è sempre riuscito a fare intendere che la sconfitta fosse dovuta ad altri e che solo il suo personale contributo abbia impedito alla sconfitta di trasformarsi in bagno di sangue. Un uomo che i "suoi" dovrebbero ringraziare anche quando perde, non a caso la canzoncina recita "meno male che Silvio c'è".
Colpisce, quindi, il passo falso di Berlusconi sulla norma salva-Mediaset (come, oaramai, si sono decisi a chiamarla anche Libero e Il Giornale).
Berlusconi, per una volta, non ha cercato lo scontro. Né con Napolitano, né col CSM, né con l'opposizione.
In base al suo passato, ci saremmo detti: "per il suo interesse è disposto a fare tutto quello che può".
Il che è vero, per fare il proprio interesse farebbe tutto quello che è in suo potere.
Ma fare quel che stava cercando di fare evidentemente non era più in suo potere. Ha fatto passare le leggi più incostituzionali in passato (Lodo Schifani, Lodo Alfano), ma stavolta è caduto su un codicillo nascosto bene in una legge che parlava di tutt'altro.
Perché? Perché Berlusconi oggi è debole, lui lo sa da un pezzo ed ora se ne sta accorgendo anche il codazzo di maschi beta che ha attorno.
Già il fatto di nascondere la norma anziché difenderla apertamente dimostra che lui sa di essere debole.
Quando Mussolini sentì di avere l'Italia in tasca entrò alla Camera per dire che lui rivendicava la responsabilità "morale e politica" di un omicdio. Oggi nessuno vuole assumersi la responsabilità di questa norma (anche se, inevitabilmente, ricade su Alfano, appena nominato segretario del PdL).
Questo evento ha mostrato a tutti la sua debolezza: nessuno lo ha difeso. Tremonti non ha presentato la manovra (!) per colpa del maltempo (!). Frattini, uno dei lacché più vacui del mondo, ha ammesso che la norma non è stata discussa in consiglio dei ministri (ma come? non è un organo collegiale?). Gasparri (uno che, come direbbe Guzzanti, è un cervello in fuga che ha dimenticato il corpo in Italia) ha detto è meglio lasciar perdere.
Berlusconi non è stato impallinato né da Napolitano né dalla Corte Costituzionale. Battaglie contro i poteri dello stato non lo mettono in ginocchio, lo fortificano, gli permettono di coalizzare i suoi parlamentari contro il "grande nemico".
Stavolta il nemico sono gli stessi "maschi beta" che finora gli sono andati dietro e che hanno capito che il "maschio alfa" che li ha condotti finora non è più un "maschio alfa".
Fa bene Sorgi sulla Stampa a lasciare intendere che questo possa essere l'inizio della fine.
Quando i topi iniziano a scappare non è mai un buon segno per la nave.
La legge della giungla fa sì che se uno è percepito come "forte", come un "maschio alfa", allora avrà un codazzo di maschi beta che gli verranno dietro ed eseguiranno i suoi comandi.
Ovviamente il maschio alfa può essere sfidato, e se riesce a cacciare gli sfidanti al suo ruolo accresce la presa che ha sul branco.
E questo è stato Silvio Berlusconi fino ad ora. Un uomo potente, ha sconfitto i nemici, ha schiacciato gli oppositori, si è accoppiato con più donne di chiunque altro.
Casini fa di testa sua? Via, cacciato a pedate. Fini rivendica per sé il ruolo di "maschio alfa" postfascista? Stesso trattamento. Boffo sull'Avvenire si permette di sollevare un'obiezione? Ci pensano gli scagnozzi di Berlusconi a fotterlo, lui manco si abbassa a polemizzarci di persona.
Certo, Berlusconi ha perso più di una volta, ma è sempre riuscito a fare intendere che la sconfitta fosse dovuta ad altri e che solo il suo personale contributo abbia impedito alla sconfitta di trasformarsi in bagno di sangue. Un uomo che i "suoi" dovrebbero ringraziare anche quando perde, non a caso la canzoncina recita "meno male che Silvio c'è".
Colpisce, quindi, il passo falso di Berlusconi sulla norma salva-Mediaset (come, oaramai, si sono decisi a chiamarla anche Libero e Il Giornale).
Berlusconi, per una volta, non ha cercato lo scontro. Né con Napolitano, né col CSM, né con l'opposizione.
In base al suo passato, ci saremmo detti: "per il suo interesse è disposto a fare tutto quello che può".
Il che è vero, per fare il proprio interesse farebbe tutto quello che è in suo potere.
Ma fare quel che stava cercando di fare evidentemente non era più in suo potere. Ha fatto passare le leggi più incostituzionali in passato (Lodo Schifani, Lodo Alfano), ma stavolta è caduto su un codicillo nascosto bene in una legge che parlava di tutt'altro.
Perché? Perché Berlusconi oggi è debole, lui lo sa da un pezzo ed ora se ne sta accorgendo anche il codazzo di maschi beta che ha attorno.
Già il fatto di nascondere la norma anziché difenderla apertamente dimostra che lui sa di essere debole.
Quando Mussolini sentì di avere l'Italia in tasca entrò alla Camera per dire che lui rivendicava la responsabilità "morale e politica" di un omicdio. Oggi nessuno vuole assumersi la responsabilità di questa norma (anche se, inevitabilmente, ricade su Alfano, appena nominato segretario del PdL).
Questo evento ha mostrato a tutti la sua debolezza: nessuno lo ha difeso. Tremonti non ha presentato la manovra (!) per colpa del maltempo (!). Frattini, uno dei lacché più vacui del mondo, ha ammesso che la norma non è stata discussa in consiglio dei ministri (ma come? non è un organo collegiale?). Gasparri (uno che, come direbbe Guzzanti, è un cervello in fuga che ha dimenticato il corpo in Italia) ha detto è meglio lasciar perdere.
Berlusconi non è stato impallinato né da Napolitano né dalla Corte Costituzionale. Battaglie contro i poteri dello stato non lo mettono in ginocchio, lo fortificano, gli permettono di coalizzare i suoi parlamentari contro il "grande nemico".
Stavolta il nemico sono gli stessi "maschi beta" che finora gli sono andati dietro e che hanno capito che il "maschio alfa" che li ha condotti finora non è più un "maschio alfa".
Fa bene Sorgi sulla Stampa a lasciare intendere che questo possa essere l'inizio della fine.
Quando i topi iniziano a scappare non è mai un buon segno per la nave.
lunedì 4 luglio 2011
Trojan horse
L'ultimo colpo di coda delle leggi ad personam è il più subdulo di tutti.
A pochi giorni dalla sentenza di appello che potrebbe obbligare il gruppo fininvest a risarcire al gruppo De Benedetti quasi 800 milioni di €uro, il governo Berlusconi ha inserito nella manovra finanziaria estivaun piccolo comma che sospende ogni pagamento in attesa della sentenza finale. Non per tutti i risarcimenti, no no. Solo per quelli sopra i 20 milioni di euro, tra cui ricade ovviamente il caso di Berlusconi.
E' il cavallo di Troia perfetto: la manovra economica come sempre è ammantata dalla retorica di "impedire òla bancarotta italiana", un testo su cui porre la questione di fiducia ed obbligare la riottosa maggioranza a compattarsi e ingollare il boccone amaro.
E Napolitano? Eh, come potrà non firmare una manovra economica?
Se qualcuno pensava che Berlusconi fosse finito, be', di certo questa ultima mossa sta ancora a dimostrare quanto danno possa fare a questo disgraziato paese.
A pochi giorni dalla sentenza di appello che potrebbe obbligare il gruppo fininvest a risarcire al gruppo De Benedetti quasi 800 milioni di €uro, il governo Berlusconi ha inserito nella manovra finanziaria estivaun piccolo comma che sospende ogni pagamento in attesa della sentenza finale. Non per tutti i risarcimenti, no no. Solo per quelli sopra i 20 milioni di euro, tra cui ricade ovviamente il caso di Berlusconi.
E' il cavallo di Troia perfetto: la manovra economica come sempre è ammantata dalla retorica di "impedire òla bancarotta italiana", un testo su cui porre la questione di fiducia ed obbligare la riottosa maggioranza a compattarsi e ingollare il boccone amaro.
E Napolitano? Eh, come potrà non firmare una manovra economica?
Se qualcuno pensava che Berlusconi fosse finito, be', di certo questa ultima mossa sta ancora a dimostrare quanto danno possa fare a questo disgraziato paese.
domenica 3 luglio 2011
Fading memories, part V
In rete trovo ancora altro materiale che scrissi anni fa, questo risale addirittura all'ottobre del 2005, verso il termine del quinquennio berlusconiano.
Ad occhio e croce, questa di Cremaschi è stata la prima crepa nel quadretto dorato della sinistra in cui all'epoca ancora mi ci risconoscevo (notevole che, 6 anni dopo, sia ancora un leader FIOM, Landini, a rappresentare l'ala più dura del contrasto al progresso ed allo stato di diritto).
Infatti questo brano riguarda esattamente il tentativo di conciliare sinistra e legalità, che all'epoca, essendo "di sinistra", avevo a cuore. Come dimostrano i fatti dei no-TAV di questi giorni, l'estrema sinistra è per natura portata all'illegalità dall'alto della sua autoproclamata superiorità morale e culturale. Inutile perdere tempo a conciliare A e non-A.
Sinistra e legalità, parte 1
Il sindacalista della Fiom Giorgio Cremaschi affermò che "legalità non è una parola di sinistra".
Dietro di lui politici e persone note, come Bertinotti, Casarini, il deputato dei verdi Paolo Cento.
La gran parte dei no global afferma questo.
E contesta la linea del sindaco di Bologna, il diessino Sergio Cofferati, ex segretario della CGIL.
Ieri uno degli ultimi atti: no global che spingono per fare irruzione in comune, e la polizia che carica. Il tutto, per questioni specifiche, ma che riportano sempre a quella frase, che rende chiaro il conflitto in corso: "legalità non è una parola di sinistra". Ma una sinistra che aspiri a governare ed amministrare, come può ignorare la legalità?
I cattolici del centro-sinistra e gli esponenti della sinistra radicale saldati assieme contro Cofferati: gli uni per un pietismo di marca cattolica e silente assistenzialismo ecclesiastico, i secondi per un innato disrispetto della legge, che ritengono assolutamente secondaria rispetto ad altre esigenze.
E' un conflitto interno alla sinistra, al centro-sinistra, che sebbene si stia manifestando per adesso solo a Bologna, è indice di uno strappo più profondo ed importante.
Da persona che si considera "di sinistra", mi sento molto toccato da questi eventi.
Da un lato, stigmatizzo la generale tolleranza verso l'illegalità. Nel momento in cui si accetta l'illegalità, ci vuole non poi tanto a sostenere che i terroristi rossi siano solo "compagni che sbagliano".
Dall'altro, sono oggettivamente perplesso quando Cofferati afferma che "le leggi vanno rispettate, compresa la Bossi-Fini, che pure ha prodotto un vuoto legislativo".
Ed intanto la Bologna profonda, di destra o di sinistra che sia, è con Cofferati.
A voi la parola
http://italy.indymedia.org/news/2005/05/795752.php
http://www.repubblica.it/2005/j/sezi...cofferati.html
http://www.repubblica.it/2005/j/sezi...e/coberse.html
Sinistra e legalità, parte 2
Il fatto è che Agnoletto ed i suoi sanno benissimo, e sono pronti ad ammetterlo, che tirare molotov e buttare giù manifesti pubblicitari sia illegale.
Semplicemente essi non accettano la legge in quanto tale.
Anni ed anni di slogan urlati hanno prodotto anche questo:
"la legge è dei padroni, fatta su misura per i padroni ---> io non riconosco il potere e l'autorità dei padroni, dunque me ne frego della legge".
E quel che mi disturba è che in minima parte io li capisco anche, ed in certe cose concordo pure.
Io ritengo la bossi-fini una vergogna di legge, ed i cpt dei centri di detenzione e di abuso mascherati.
Posso io denunciare un clandestino per farlo finire là dentro? Se qualcuno con un caterpillar sfondasse le recinzioni di un cpt, potrei io non simpatizzare con l'autore di tale gesto?
Qualche giorno fa, a Firenze, gli studenti (ahimè, io non ero presente) hanno deciso di deviare il traffico in una certa zona e di occupare il rettorato. Io sarei stao abbastanza d'accordo con entrambe le proposte, perchè ritengo che quel che sta avvenedo nel mondo dell'università sia troppo grave per non protestare, anche violando la legge come nei casi su citati, se necessario.
La legge per me è quasi sacra, ma intimamente sento (e penso che molte altre persone di sinistra la pensino come me) che essa non può essere l'unica risposta, è che sia giusto in certi particolarissimi casi violarla.
Oggi, proprio oggi, è morta Rosa Parks, una donna di colore che, nei lontani anni '50, violò la legge per affermare quello che lei riteneva essere un suo diritto. Poi, a posteriori, la legge le diede ragione.
Ma a posteriori.
Violare la legge oggi, può essere un modo per chiedere che cambi domani?
L'État c'est moi!
Gli eventi di questi giorni in val di Susa contro la costruzione della TAV spingono a cogliere la palla al balzo per analizzare la situazione dello stato in Italia.
Anche a seguito dell'ultimo referendum (che ha inaspettatamente ottenuto il quorum [1]), abbiamo assistito ad un ritorno alla retorica della democrazia diretta [2].
In base al pensiero di questi demagoghi (che sono gli stessi in val Susa e del referendum, vedi Grillo) se "il popolo" vuole una cosa "la politica" si deve automaticamente adeguare.
Non è chiaro però cosa sia "il popolo" per costoro. O meglio, è chiarissimo, ma non è ciò che si intende abitualmente.
Per Grillo & soci "il popolo" è una minoranza che di volta in volta si raggruppa attorno a determinati temi ed impone la sua volontà al resto della nazione.
In questo senso bisogna a riconoscere a grillo un pensiero strategico coerente: si può essere minoranza in termini assoluti, ma ci si può concentrare abbastanza (su certi temi, penso all'ecologismo, o addirittura su certi luoghi, come la val di Susa) per diventare maggioranza localmente.
Non è azzardato supporre, infatti, che se fotografassimo oggi in questo momento (link) la demografia della val di Susa, troveremmo delle significative alterazioni rispetto a quella che era anche solo un mese fa.
Ecco quindi in cosa consiste la sfida di questi demagoghi: frammentare l'autorità dello stato così che questo sia minoritario e debole sul territorio.
Lo stato, ovviamente, ha ancora la capacità di mobilitare le sue forze dell'ordine per ristabilire il suo controllo, ma queste stesse forze dell'ordine vengono contestate come ignoranti, disinformate e antidemocratiche (link), cioè in senso stretto delegittimate.
Sulla polizia sono state tirate pietre, e bastoni, ma i giornali esaltano il ribelle bastonato come la vera vittima di tutto.
Non che sia una stretageia comunicativa nuova, era lo stesso nel '68 e nel '77, quando solo Pasolini seppe comprendere davvero la filosofia di chi protestava allora. Oggi, lontani dal lessico pasoliniano, diremmo "chiagni & fotti", ma il concetto non cambia.
Resta dunque da vedere chi si stancherà prima.
Il referendum ha galvanizzato la demagogia grillina, è stato una vittoria per loro. Ma perché è stata una vittoria? Perché il referendum è uno strumento di democrazia inserito nel nostro quadro costituzionale.
Il referendum è un modo legale di dire al legislatore cosa non fare, insomma.
Al contrario, fomentare questi scontri esula dalla legalità e proprio per questa ragione non è scontato che siano coronati dal successo, anzi.
Mettono a nudo un punto debole del grillismo, ovverosia la fiducia ne "il popolo" (inteso nell'accezione limitata di cui sopra).
Il "popolo" di Grillo rifiuta l'idea, tipica delle democrazie rappresentative, che possa esistere una "classe dirigente". Il "popolo" di Grillo vagheggia l'idea della gestione diretta del potere.
Il caso di Mattia Calise, il 19enne fresco di maturità candidato a sindaco di Milano ne è un esempio: la sua idea è governare una città stando in contatto Skype con le sedi del movimento grillino, dalla quale dei fantomatici esperti gli avrebbero dettato cosa dire e cosa fare. A parte la generale idiozia dell'idea in sé, è proprio l'assenza di esperti il motivo per cui Grillo, anche se vincesse le sue battaglie, non avrebbe la capacità di costruire delle alternative praticabili.
Il caso di Mattia Calise e l'idea del sindaco che "prende ordini via Skype" è surreale e ridicolo proprio perché questo è il massimo di alternativa che Grillo ha da proporre. E, come potete capire, è abbastanza imbarazzante.
Questa è la ragione per cui Grillo è debole: ha successo quando propone qualcosa "contro" e la porta avanti in un quadro istituzionalmente corretto.
Ma nelle istituzioni non ha nulla da proporre "pro" e se lo fa fa ridere i cani, pertanto al tempo stesso strizza l'occhio a chi combatte le proprie battaglie (in senso letterale link) al di fuori dell'arco costituzionale e istituzionale, come ora sta succedendo in val di Susa.
Del resto, la prosa grillina (Grillo è un ottimo comico ed un ottimo oratore, è fuori discussione questo) funziona benissimo in ogni caso. Le sue prese per il culo fomentano indignazione, e questa può essere manovrata dentro le istituzioni o fuori dalle istituzione. Ma resta solo indignazione. E dopo, cosa c'è? Cosa arriva dopo? Ehm... ecco... be', vediamo un po'... bho.
Quindi ritorna la domanda: chi si stancherà prima?
Lo stato?
I grillini?
O il popolo (quello reale)?
[1] Che, in questo blog, non sarà mai chiamato come "referendum su nucleare ed acqua pubblica", visto che non è stato un referendum su nucleare ed acqua pubblica.
[2] E, vista la nostra pessima legge elettorale, hanno anche buon gioco dialettico nel sostenere questo.
Anche a seguito dell'ultimo referendum (che ha inaspettatamente ottenuto il quorum [1]), abbiamo assistito ad un ritorno alla retorica della democrazia diretta [2].
In base al pensiero di questi demagoghi (che sono gli stessi in val Susa e del referendum, vedi Grillo) se "il popolo" vuole una cosa "la politica" si deve automaticamente adeguare.
Non è chiaro però cosa sia "il popolo" per costoro. O meglio, è chiarissimo, ma non è ciò che si intende abitualmente.
Per Grillo & soci "il popolo" è una minoranza che di volta in volta si raggruppa attorno a determinati temi ed impone la sua volontà al resto della nazione.
In questo senso bisogna a riconoscere a grillo un pensiero strategico coerente: si può essere minoranza in termini assoluti, ma ci si può concentrare abbastanza (su certi temi, penso all'ecologismo, o addirittura su certi luoghi, come la val di Susa) per diventare maggioranza localmente.
Non è azzardato supporre, infatti, che se fotografassimo oggi in questo momento (link) la demografia della val di Susa, troveremmo delle significative alterazioni rispetto a quella che era anche solo un mese fa.
Ecco quindi in cosa consiste la sfida di questi demagoghi: frammentare l'autorità dello stato così che questo sia minoritario e debole sul territorio.
Lo stato, ovviamente, ha ancora la capacità di mobilitare le sue forze dell'ordine per ristabilire il suo controllo, ma queste stesse forze dell'ordine vengono contestate come ignoranti, disinformate e antidemocratiche (link), cioè in senso stretto delegittimate.
Sulla polizia sono state tirate pietre, e bastoni, ma i giornali esaltano il ribelle bastonato come la vera vittima di tutto.
Non che sia una stretageia comunicativa nuova, era lo stesso nel '68 e nel '77, quando solo Pasolini seppe comprendere davvero la filosofia di chi protestava allora. Oggi, lontani dal lessico pasoliniano, diremmo "chiagni & fotti", ma il concetto non cambia.
Resta dunque da vedere chi si stancherà prima.
Il referendum ha galvanizzato la demagogia grillina, è stato una vittoria per loro. Ma perché è stata una vittoria? Perché il referendum è uno strumento di democrazia inserito nel nostro quadro costituzionale.
Il referendum è un modo legale di dire al legislatore cosa non fare, insomma.
Al contrario, fomentare questi scontri esula dalla legalità e proprio per questa ragione non è scontato che siano coronati dal successo, anzi.
Mettono a nudo un punto debole del grillismo, ovverosia la fiducia ne "il popolo" (inteso nell'accezione limitata di cui sopra).
Il "popolo" di Grillo rifiuta l'idea, tipica delle democrazie rappresentative, che possa esistere una "classe dirigente". Il "popolo" di Grillo vagheggia l'idea della gestione diretta del potere.
Il caso di Mattia Calise, il 19enne fresco di maturità candidato a sindaco di Milano ne è un esempio: la sua idea è governare una città stando in contatto Skype con le sedi del movimento grillino, dalla quale dei fantomatici esperti gli avrebbero dettato cosa dire e cosa fare. A parte la generale idiozia dell'idea in sé, è proprio l'assenza di esperti il motivo per cui Grillo, anche se vincesse le sue battaglie, non avrebbe la capacità di costruire delle alternative praticabili.
Il caso di Mattia Calise e l'idea del sindaco che "prende ordini via Skype" è surreale e ridicolo proprio perché questo è il massimo di alternativa che Grillo ha da proporre. E, come potete capire, è abbastanza imbarazzante.
Questa è la ragione per cui Grillo è debole: ha successo quando propone qualcosa "contro" e la porta avanti in un quadro istituzionalmente corretto.
Ma nelle istituzioni non ha nulla da proporre "pro" e se lo fa fa ridere i cani, pertanto al tempo stesso strizza l'occhio a chi combatte le proprie battaglie (in senso letterale link) al di fuori dell'arco costituzionale e istituzionale, come ora sta succedendo in val di Susa.
Del resto, la prosa grillina (Grillo è un ottimo comico ed un ottimo oratore, è fuori discussione questo) funziona benissimo in ogni caso. Le sue prese per il culo fomentano indignazione, e questa può essere manovrata dentro le istituzioni o fuori dalle istituzione. Ma resta solo indignazione. E dopo, cosa c'è? Cosa arriva dopo? Ehm... ecco... be', vediamo un po'... bho.
Quindi ritorna la domanda: chi si stancherà prima?
Lo stato?
I grillini?
O il popolo (quello reale)?
[1] Che, in questo blog, non sarà mai chiamato come "referendum su nucleare ed acqua pubblica", visto che non è stato un referendum su nucleare ed acqua pubblica.
[2] E, vista la nostra pessima legge elettorale, hanno anche buon gioco dialettico nel sostenere questo.
sabato 2 luglio 2011
Fading memories, part IV
9 ottobre 2008: quando ancora mi professavo "di sinistra", decisi di non partecipare alle manifestazioni studentesche anti-Gelmini, al contrario di ciò che feci anni prima con le manifestazioni anti-Moratti. Però tramite i vecchi amici, loro sì ancora invischiati in "onde" e "pantere", produssi qualche documento per le assemblee di ateneo dell'epoca, che qui volentieri riporto.
L'università fa schifo: fa schifo perché è una entità amministrata da feudatari di stampo medioevale che si trasmettono il posto da padre in figlio e che gestiscono una struttura pubblica come fosse di loro proprietà.
L'università è dunque inefficiente, la docenza a volte impreparata e gli studenti che ne escono talvolta in 5 anni di studio non hanno imparato niente.
Eppure l'università va salvata. Da che cosa? Da una riforma che sta per ucciderla cancellando anche quello che di buono produce.
Una legge, fatta passare in sordina dal ministro Gelmini ad agosto mentre i nostri media erano impegnati a ciarlare di sciocchezze (come voto in condotta e maestro unico) permette agli atenei di trasformarsi in fondazioni private.
Nulla di male in sè, se non che i fondi pubblici subiscono anche il più enorme decurtamento di sempre e si bloccano le assunzioni: per ogni 5 docenti che vanno in pensione al massimo se ne potrà creare uno nuovo.
Il senso di questi due provvedimenti combinati assieme è chiaro: il governo vuole sbarazzarsi una volta per tutte dell'istruzione pubblica, strangolando poco a poco le università che resteranno pubbliche e spingendo le altre a trasformarsi in atenei privati.
Ma i privati possono sostenere i nostri atenei? Di certo non gli attuali 80 e più atenei, un numero "esploso" sotto il ministero di Letizia Moratti.
Ma a conti fatti non potranno sostenere neppure dieci atenei: se questo progetto andrà avanti un patrimonio di cultura e preparazione verrà mandato in fumo.
Il blocco delle assunzioni frustra in primo luogo quei tanti che per anni ed anni hanno lavorato duramente mandando avanti quella enorme baracca che è l'università avendone come comprenso meno di mille euro il mese.
Per formare questi dottorandi ed assegnisti lo stato ha pagato, noi abbiamo speso fior di quattrini per dare loro una formazione post-laurea: se ora diciamo loro "trovatevi un lavoro da un'altra parte" aspettiamoci migrazioni di massa di "cervelli" a vantaggio delle economie di paesi a noi concorrenti.
Perché questi ragazzi "bamboccioni" non lo sono davvero, e se noi chiudiamo loro le porte in faccia questi qua non è che si arrangeranno a fare gli operai o i lavavetri qua in Italia, questi qua hanno contatti all'estero e se ne andranno, lasciando noialtri in mutande nel Bel Paese con un sistema dell'istruzione raso al suolo.
Non si creda, poi, che le nuove università private che nasceranno saranno prive dei problemi di nepotismo e clientelismo di quelle attuali: anzi, libere da ogni controllo statale, esse diverranno anche de jure dei feudi privati da gestire nell'interesse di una ristretta cerchia di docenti che faranno il buono ed il cattivo tempo.
E' bene che sia chiaro a tutti che un'Italia con al massimo quattro o cinque atenei privati e rette ben superiori ai ventimila euro l'anno sarà il nostro futuro prossimo se il governo manterrà gli attuali provvedimenti.
Cosa questo comporti è facile da immaginare: una università ancora più classista, una classe docente ancor più selezionata in base a parentele e amicizie personali ed alla fine dei laureati perfino più impreparati di quelli attuali.
Se la meritocrazia in Italia non è mai stata in auge, questo ne segnerà la definitiva scomparsa.
Per l'università andava fatto da qualcosa, è chiaro: ma questi due provvedimenti puntano ad ucciderla, e se l'università va uccisa allora tanto vale dirlo chiaramente ed ammettere che all'Italia non importa avere una classe dirigente propria.
Si sta cercando di buttare via il bambino con l'acqua sporca: un omicidio premeditato mascherato da intervento di igiene.
venerdì 1 luglio 2011
Menzogne preventive
Quando si tratta di attaccare il governo Repubblica si appella a qualunque scusa, anche la più pretestuosa.
Anche oggi non ci hanno lasciato a secco: link
De Benedetti imbastisce una polemica sul fatto che la rimodulazione degli scaglioni di reddito per il fisco avvantaggerebbe solo il 2% più ricco della popolazione italiana. Ma andiamo a leggere cosa si dice:
Attualmente il governo non ha rimodulato gli scaglioni del fisco.
Ergo, l'intero articolo è pura aria fritta, si tratta di una "simulazione" basata su numeri inesistenti e infondati.
Ma è materiale più che sufficiente perché De Benedetti ed i suoi compagni di merende ci imbastiscano su un articolo per versare merda sull'esecutivo.
E ricordate, questa gente è la stessa che poi si è inventata la "Struttura Delta", ovverosia la presunta fabbrica di menzogne e fango pro-Berlusconi.
Che dire, c'è poco da dubitare della competenza di De Bendetti, Mauro e Scalfari in quanto a menzogne e fango.
Anche oggi non ci hanno lasciato a secco: link
De Benedetti imbastisce una polemica sul fatto che la rimodulazione degli scaglioni di reddito per il fisco avvantaggerebbe solo il 2% più ricco della popolazione italiana. Ma andiamo a leggere cosa si dice:
Anche se nel disegno di legge delega non si fa riferimento ai nuovi scaglioni di reddito, la simulazione realizzata dalla Cgia si basa sulle ipotesi circolate nei giorni scorsi. [...]Cosa significa questo? Niente, la notizia è inesistente.
Con questi presupposti, poco meno del 2 per cento dei contribuenti, situato nella fascia di reddito tra i 55.000 e i 75.000 euro, risparmierà [...]
Attualmente il governo non ha rimodulato gli scaglioni del fisco.
Ergo, l'intero articolo è pura aria fritta, si tratta di una "simulazione" basata su numeri inesistenti e infondati.
Ma è materiale più che sufficiente perché De Benedetti ed i suoi compagni di merende ci imbastiscano su un articolo per versare merda sull'esecutivo.
E ricordate, questa gente è la stessa che poi si è inventata la "Struttura Delta", ovverosia la presunta fabbrica di menzogne e fango pro-Berlusconi.
Che dire, c'è poco da dubitare della competenza di De Bendetti, Mauro e Scalfari in quanto a menzogne e fango.
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