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domenica 10 luglio 2011

Se nella vita c'è qualcosa che ti sfugge...

... non impazzire cercando di inquadrare tutto in un modello semplice!
Aggiungi un po' di dimensioni!




Quel che non sta su una retta, starà su una matrice.

venerdì 29 aprile 2011

Micro & Macro

Sono stato accusato di essere incoerente: ho difeso Berlusconi dallo sdegno moralista delle femministe e poi mi sono permesso di parlare di morale, etica, giustizia e responsabilità individuale.
Un chiarimento quindi è d'obbligo.

Il chiarimento passa da una osservazione preliminare: separare i fenomeni su larga scala da quelli che avvengono a piccola scala.
Separare il macro dal micro, insomma.

Partendo dal micro, sono personalmente convinto che l'etica personale sia un valore da difendere.
Ognuno, immagino, avrà il suo set di valori più o meno esteso e rigido, e modificabile nel tempo.
Ci sono che, se fatte o anche solo ideate, trasformano una persona (per quanto intelligente essa sia) in un verme. Quelle cose, insomma, che se facessi mi farebbero sputare allo specchio quando mi faccio la barba.


Semplicemente, non pretendo che la gente si adegui alla mia etica: visto che io sono da solo e là fuori ci stanno 6 miliardi e passa di persone, sarebbe del tutto ridicolo che io lo pretendessi.
E forse non sarebbe neppure giusto: l'etica nasce da una libera scelta, senza la libertà di scegliere cosa fare (anche in male) se ne va il senso dell'etica e la sostituisce con la legge come in una teocrazia: peccato = reato.
Io rifiuto l'equazione di cui sopra proprio perché credo nell'etica individuale.

Come dicevo, però, non pretendo che il mondo segua quel che penso io.
Per me, insomma, il mondo "macro" fatto di rapporti di forza ingiusti e brutali è del tutto separato dal mondo "micro" fatto di etica individuale (che poi questa etica sia rispettata o no, è del tutto irrilevante nel mondo "macro" *).

Stupisce questo? Fino ad un certo punto.
Se guardate al mondo delle scienze esatte, scoprirete che si sanno calcolare abbastanza bene le proprietà atomiche, un po' peggio le proprietà delle piccole molecole (che, diciamo, sono aggregati di atomi) e c'è un grosso vuoto di conoscenze su ciò che sta tra le molecole di medie dimensioni e gli esseri viventi più piccoli, i batteri, che sono indicativamente 100000 volte più grandi di un atomo.
Che vuol dire? Che tra il molto piccolo ed il molto grande non si sa nel dettaglio cosa avviene e cosa cambia.
Certo, è concettualmente confortante sapere che anche i batteri obbediscano alle leggi che regolano il comportamento di atomi e molecole. E' così in effetti.
Ma non sappiamo descrivere un batterio a partire dagli atomi o dalle molecole che lo compongono.
Non per il momento, almeno.

C'è una differenza di scala troppo grande, ergo per descrivere un batterio si ricorre a nuovi paradigmi interpretativi.

La stessa cosa faccio io nel passare dall'etica individuale all'a-moralità della politica: per giudicare la politica uso un paradigmi di valutazione che non sono l'etica individuale.

Proprio per questo, non chiedo che lo stato sia etico, non chiedo che Berlusconi sia moralmente retto, non chiedo niente di tutto questo.
Alla politica chiedo solo di rispondere ai problemi del paese, perché, in una nazione in cui la sovranità appartiene al popolo, la politica esiste solo per rispondere a questi problemi.

Proprio per questo in tema di lavoro, pur riconoscendo che il nostro sistema produttivo sia gestito su larga scala da della gente non meritevole (esempino), non esito a porre il problema di che cosa fanno i singoli per cavarsi fuori dalla situazione di merda in cui ci veniamo a trovare.

Le colpe sistemiche non assolvono dagli errori individuali.
E chi gestisce il sistema non può essere accusato (nel suo ruolo pubblico) in base a colpe individuali.


* Sono intimamente convinto che anche in un mondo fatto esclusivamente di persone eticamente rigide continueremmo a vedere guerre e devastazioni.
Questo perché l'etica ti dice di fare la cosa giusta, ma questa cosa giusta qualunque essa sia farà del male a qualcun'altro. Questo perché siamo esseri distinti: il bene per me e chi mi sta intorno farà dal male ad altre persone.

sabato 5 febbraio 2011

Come fottere il pensiero mainstream

Questo post me lo prendo per parlare di me medesimo.

Per prima cosa faccio mea culpa: per anni mi sono adagiato nell'alveo comodo del pensiero mainstream.
Cioè il pensiero di massa dell'ambiente che mi circonda.
Siccome l'ambiente che mi circonda ha una certa moralità e decenza, oltre che una certa istruzione, ero uno dei soliti stronzi radical chic con l'erre moscia che impesta la sinistra italiana da non so quando.

Se sono cambiato, in questi anni, paradossalmente lo devo anche alla cosiddetta "satira", la cui difesa ad oltranza è uno dei cavalli di battaglia della solita sinistra fancazzara.
In che modo?
Semplice.

La satira presenta le idee dell'altro. Certo, le ridicolizza, ma almeno le presenta.
Ovviamente, queste idee sono antitetiche a quelle del pubblico cui la satira si rivolge, quindi queste idee devono essere ridicolizzate perché tale pubblico riesca a stare a sentirle senza provare disgusto.
Mi ricordo sempre un bellissimo episodio del "Caso Scafroglia", trasmissione di quel genio di Corrado Guzzanti su Rai3 di quasi una decina di anni fa.
C'è Guzzanti che fa Luttwak e tiene al guinsaglio un noglobal; lo obbliga ad abiurare il socialismo e abbracciare il libero mercato, passando per una apologia del bipolarismo.
Il genio di Guzzanti ci presenta un Luttwak arcigno e delirante, che impone il suo pensiero inframmezzandolo con espressioni naziste che ricordano il Dottor Stranamore.

Ma quel che fa anche quel video (come tutta la satira ben fatta) è ricordarci che esiste una alternativa al pensiero mainstream della sinistra.
Le idee antitetiche espresse dalla satira fanno capolino nella testa degli spettatori.
Vengono derise e tutto il resto, ma ci entrano.
Poi uno nel suo privato magari le ripete ad altri, in tono farsesco, o magari per fare del cinismo raffinato.
In questo modo diventa possibile esprimere pareri contrari al pensiero mainstream anche in circoli mainstream, basta farne delle caricature e dire tali pareri in modo scherzoso.

Infine, tali pensiero perdono il loro carattere ridicolo e caricaturale nel momento in cui ci si sofferma a rifletterci su un attimo. Nel momento in cui vengono epurati dalla cornice grottesca della satira o dello scherzo, emerge fuori che anche l'altro ha le sue ragioni, i suoi motivi, che non è il mostro paranazista che viene dipinto e che le sue idee hanno una loro dignità.

Il percorso con cui responsabilizzazzione, libero mercato e competizione sono entrati nella mia testa di comunistello di merda passa anche dalla satira (oltre che dall'evidente fallimento delle politiche assistenziali, consociativistiche e nepotistiche tanto care a buona parte dell'intellighenzia di sinistra).
Il regalo migliore che il pensiero mainstream della sinistra ci fornisce, è il grimaldello per uscirne fuori.

Grazie satira!