Innanzi tutto: "crisi" non significa nulla.
Si sono susseguite crisi economiche, strutturali, e crisi finanziarie.
Le due sono correlate e interdipendenti, ma non sono la stessa cosa.
Il debito pubblico, il deficit pubblico e la loro sostenibilità sono sotto assedio di ambedue le "crisi".
La crisi economica fa contrarre il GDP, e già di suo questo ovviamente fa aumentare il rapporto debito/GDP e deficit/GDP.
Inoltre, la crisi economica spinge i nostri stati "socialdemocratici" a sobbarcarsi spese enormi per sostenere disoccupati, famiglie impoverite e aziende bollite.
Questo è avvenuto in ogni paese europeo: dal 2008 ad oggi, tutti i paesi europei (Germania, UK e Francia incluse) hanno visto un balzo di almeno il 20% nel rapporto debito/GDP dovuto a questa combinazione di fattori.
Ovviamente, alcune nazioni sono meglio attrezzate di altre per sobbarcarsi queste spese supplementari. Chiaramente l'Italia e la Grecia che già avevano nel 2008 debiti pubblici > del 100% del GDP si sono ritrovate bollati come "poco solvibili", con tutti i problemi di rifinanziamento del caso.
Questo è avvenuto in ogni paese europeo: dal 2008 ad oggi, tutti i paesi europei (Germania, UK e Francia incluse) hanno visto un balzo di almeno il 20% nel rapporto debito/GDP dovuto a questa combinazione di fattori.
Ovviamente, alcune nazioni sono meglio attrezzate di altre per sobbarcarsi queste spese supplementari. Chiaramente l'Italia e la Grecia che già avevano nel 2008 debiti pubblici > del 100% del GDP si sono ritrovate bollati come "poco solvibili", con tutti i problemi di rifinanziamento del caso.
Inoltre, paesi in cui il settore bancario era fuori controllo si sono ritrovati a volerlo salvare con soldi di stato: l'Irlanda ha fatto bancarotta sostanzialmente per questo motivo, si è ritrovata all'improvviso a voler ricapitalizzare banche con perdite enormi.
Lo stesso sta succedendo a Cipro, con l'aggravante che i conti pubblici di Cipro sono già in partenza meno buoni di quelli irlandesi, soprattutto per quanto riguarda il deficit pubblico.
Lo stesso sta succedendo a Cipro, con l'aggravante che i conti pubblici di Cipro sono già in partenza meno buoni di quelli irlandesi, soprattutto per quanto riguarda il deficit pubblico.
Quindi, il disastro che stiamo osservando è dovuto ad una combinazione più fattori.
Certamente c'è stata una bolla creditizia, anzi, volendo dirla tutta, questa situazione ha avuto origine proprio da una bolla creditizia negli USA iniziata con Greenspan e scoppiata nel 2008.
Ma questo evento ha principalmente danneggiato quegli stati con conti pubblici già non-sani e con squilibri finanziari enormi (le banche cipriote muovevano soldi per un importo pari ad oltre 8 volte il GDP di Cipro fino a pochi anni fa).
Certamente c'è stata una bolla creditizia, anzi, volendo dirla tutta, questa situazione ha avuto origine proprio da una bolla creditizia negli USA iniziata con Greenspan e scoppiata nel 2008.
Ma questo evento ha principalmente danneggiato quegli stati con conti pubblici già non-sani e con squilibri finanziari enormi (le banche cipriote muovevano soldi per un importo pari ad oltre 8 volte il GDP di Cipro fino a pochi anni fa).
Stati che hanno irresponsabilmente cercato di pigiare sul pedale dell'acceleratore (=la spesa pubblica) quando già la macchina era in riserva (=debito e deficit elevati in rapporto al GDP).
In più, alcuni stati hanno proprio cercato di accollarsi loro il peso delle perdite bancarie, salvando il sistema bancario ma al prezzo di condannare la propria nazione ad anni di austerità per poter avere i prestiti della trojka.
Queste ultime, lo faccio ben presente, sono scelte politiche: sono stati i governi a sperperare soldi pubblici nel welfare per attutire la "botta" della crisi economica (sperando così di non perdere troppi consensi).
Sono stati i governi a sperperare soldi pubblici nel salvataggio delle banche (per non perdere il voto dei correntisti).
E sono stati sempre i governi a non mettere in cantiere ieri quelle riforme (dolorose, di quelle che fanno perdere le elezioni, come capitato a Schroeder in Germania) che avrebbero consentito oggi di poter affrontare questa situazione in condizioni migliori, più vicine a quelle della Germania che non a quelle della Grecia.
In più, alcuni stati hanno proprio cercato di accollarsi loro il peso delle perdite bancarie, salvando il sistema bancario ma al prezzo di condannare la propria nazione ad anni di austerità per poter avere i prestiti della trojka.
Queste ultime, lo faccio ben presente, sono scelte politiche: sono stati i governi a sperperare soldi pubblici nel welfare per attutire la "botta" della crisi economica (sperando così di non perdere troppi consensi).
Sono stati i governi a sperperare soldi pubblici nel salvataggio delle banche (per non perdere il voto dei correntisti).
E sono stati sempre i governi a non mettere in cantiere ieri quelle riforme (dolorose, di quelle che fanno perdere le elezioni, come capitato a Schroeder in Germania) che avrebbero consentito oggi di poter affrontare questa situazione in condizioni migliori, più vicine a quelle della Germania che non a quelle della Grecia.
Ed i governi chi li ha scelti? Il parlamento. Ed i parlamentari ce li abbiamo mandati al potere noi.
Gli errori che i governi che ci siamo scelti hanno fatto, sono stati fatti per fare contenti noi: perché continuassimo ad avere la nostra cassa integrazione straordinaria, i nostri assegni di disoccupazione, i nostri conti correnti in banche mezzo fallite.
Quindi è solo giusto che siamo noi a dover rimediare agli errori di valutazione che abbiamo fatto.
Mettendo mano al portafogli.
Come nazione in guerra, dal lato perdente della guerra, siamo collettivamente responsabili del guaio in cui ci siamo andati a cacciare.
Noi come gli spagnoli, i greci, i ciprioti.
Gli errori che i governi che ci siamo scelti hanno fatto, sono stati fatti per fare contenti noi: perché continuassimo ad avere la nostra cassa integrazione straordinaria, i nostri assegni di disoccupazione, i nostri conti correnti in banche mezzo fallite.
Quindi è solo giusto che siamo noi a dover rimediare agli errori di valutazione che abbiamo fatto.
Mettendo mano al portafogli.
Come nazione in guerra, dal lato perdente della guerra, siamo collettivamente responsabili del guaio in cui ci siamo andati a cacciare.
Noi come gli spagnoli, i greci, i ciprioti.
No, SBAGLIATO.
Il punto è che (da sempre) è facile misurare l'output della ricerca pubblica: un ricercatore di una università o di un ente di ricerca fa ricerca in quanto pubblica su riviste scientifiche peer reviewed. Tutto il resto è fuffa per il nostro ricercatore, non gli servirà a fare carriera. Questo vale in Italia come in Germania.
Non è così per la ricerca privata: la ricerca privata difficilmente si concretizza in pubblicazioni su riviste, più spesso si concretizza in prodotti. O nel miglioramento degli8 stessi. O in brevetti. Tutte cose di cui i ranking internazionali non tengono conto.
Il vero motivo, quindi, per cui la nostra ricerca sembra tenere il passo di quella di Francia/Germania/UK è che noi non abbiamo la ricerca privata.
La ricerca privata abbassa la produttività media del ricercatore inglese e tedesco perché è invisibile per questo genere di classifiche.
Noi, non avendo ricerca privata, abbiamo solo un "core" di universitari la cui produttività risalta al 100% perché non è "diluita" dalla ricerca privata che sforna prodotti invisibili alle statistiche internazionali.